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	<description>Comunità online e identità umana</description>
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		<title>IL GOVERNO DEL TERRITORIO E LO SVILUPPO &#8211; LE POLITICHE PUBBLICHE A CATANIA CONTRO L&#8217;ARRETRATEZZA SOCIO-ECONOMICA</title>
		<link>http://www.homoweb.it/2012/05/14/il-governo-del-territorio-e-lo-sviluppo-le-politiche-pubbliche-a-catania-contro-larretratezza-socio-economica/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 15:44:27 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Eventi Homoweb]]></category>
		<category><![CDATA["Il prezioso avanzo"]]></category>
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		<description><![CDATA[Catania, 17 maggio 2012 &#8211; ore 19.30 Sala conferenze della Parrocchia SS. Crocifisso dei miracoli Via E. Pantano, 42, Catania Interverrà il prof. Antonio La Spina Prof. di Sociologia generale, giuridica e politica nella Facoltà di Scienze della formazione dell&#8217;Università [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/05/locandina-17-maggio-2012.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-459" title="locandina-17-maggio-2012" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/05/locandina-17-maggio-2012-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a><strong>Catania, 17 maggio 2012 &#8211; ore 19.30</strong><br />
Sala conferenze della <em>Parrocchia SS. Crocifisso dei miracoli</em><br />
<strong>Via E. Pantano, 42, Catania<span id="more-458"></span></strong></p>
<p>Interverrà il prof. Antonio La Spina<br />
Prof. di Sociologia generale, giuridica e politica nella Facoltà di Scienze della formazione dell&#8217;Università di Palermo e docente di New Public Management nella School of Government e Public Policy nella Facoltà di Scienze politiche della Luiss di Roma.</p>
<p>L&#8217;incontro, organizzato dal Laboratorio socio-politico &#8220;Il prezioso avanzo&#8221;, sarà moderato da P. Gianni Notari.</p>
<p>Le società contemporanee sono sempre più complesse, interdipendenti, esposte a emergenze che derivano dalla dimensione globale. Pertanto, sono necessarie e urgenti politiche pubbliche decise e attuate da soggetti capaci di intendere e governare il mutamento. Il governo del territorio nelle aree in ritardo di sviluppo deve fronteggiare le emergenze, ma con metodi e con strategie abilitate ad intendere la novità del momento che viviamo. Inoltre, è essenziale non limitarsi a tamponare con interventi ad hoc le richieste di singoli segmenti della società. Occorre una visione che delinei un percorso di crescita virtuoso, non dipendente, capace di valorizzare le energie già presenti e di attrarne di nuove dall&#8217;esterno. Un rilancio della crescita e dello sviluppo che sia capace di valorizzare l&#8217;iniziativa privata, tutelare i diritti di cittadinanza, migliorare la qualità della vita. Questa prospettiva è una sfida per Catania.</p>
<p>Aderiscono all&#8217;iniziativa: Acli, ACP, Banca popolare etica, Centro Astalli, Città Insieme, Homoweb, Laboratorio della politica, Libera.</p>
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		<title>&#8220;Il villaggio globale e le crisi nel Mediterraneo: naufragio con spettatori?&#8221; &#8211; Catania 10 aprile 2012</title>
		<link>http://www.homoweb.it/2012/04/18/il-villaggio-globale-e-le-crisi-nel-mediterraneo-naufragio-con-spettatori-catania-10-aprile-2012/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 18:35:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi Homoweb]]></category>
		<category><![CDATA[Centro di documentazione europea]]></category>
		<category><![CDATA[d.ssa Laura Battaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Asero]]></category>
		<category><![CDATA[Padre Gianni Notari]]></category>
		<category><![CDATA[prof. Maurizio Caserta]]></category>
		<category><![CDATA[progetto “Homoweb”]]></category>
		<category><![CDATA[Università di Catania]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedi 10 aprile si è tenuto a Catania, presso l&#8217;Auditorium dei salesiani, un seminario sul tema “Il villaggio globale e le crisi nel Mediterraneo: naufragio con spettatori?”, organizzato nell&#8217;ambito del progetto “Homoweb” dalla comunità on line omonima e dallo studio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/04/DSCI0002.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-449" title="DSCI0002" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/04/DSCI0002-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Martedi 10 aprile si è tenuto a Catania, presso l&#8217;Auditorium dei salesiani, un seminario sul tema “Il villaggio globale e le crisi nel Mediterraneo: naufragio con spettatori?”, organizzato nell&#8217;ambito del progetto “Homoweb” dalla comunità on line omonima e dallo studio legale Asero, con il patrocinio del Centro di documentazione europea dell’Università di Catania.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema del villaggio globale richiama quello della globalizzazione o mondializzazione. Non abbiamo ancora raggiunto una definizione univoca ed ultimativa dei “confini” dello stesso, ad opera della teoria giuspubblicistica e filosofica come delle scienze economiche e sociologiche, ha esordito introducendo la discussione <strong>Massimo Asero, dottore di ricerca in diritto pubblico presso l&#8217;Università di Roma “Tor Vergata” e avvocato del Foro di Catania</strong>, che siamo costretti a parlare della sua crisi, o meglio delle crisi, plurali, che lo attraversano mettendone in discussione l&#8217;identità se non la stessa esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cuore delle crisi, che costituiscono il nodo gordiano posto al centro dell&#8217;incontro, non poteva che essere quel Mare Nostrum, il Mediterraneo, da sempre luogo simbolo di civiltà e di incontro (tra Oriente ed Occidente), culla dell&#8217;identità europea e baricentro geopolitico del progetto postbellico di ri-fondazione di una Comunità (ed ora Unione) degli Stati e dei popoli europei. In questo braccio di mare, chiuso dalle sponde sud e nord del villaggio in crisi, prende forma una tra le più efficaci metafore dell&#8217;esistenza. Lo spunto è fornito dai celebri versi del secondo libro del De rerum natura di Lucrezio<a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_edn1">[i]</a>, che fondano il paradigma del naufragio con spettatore, acutamente indagato quale metafora centrale della civiltà occidentale in un noto libro di Hans Blumenberg della fine degli anni Settanta<a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_edn2">[ii]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La metafora del naufragio con spettatore interroga oggi l&#8217;identità individuale e comunitaria (la nave dello Stato introdotta nella retorica politica da Orazio) postmoderna, entrambe scosse dalle crisi: c&#8217;è ancora la possibilità di distinguere all&#8217;interno del villaggio globale e delle sue crisi (sulle sponde del Mediterraneo) un naufrago, o dei naufraghi, e degli spettatori? E chi sono gli uni e gli altri? Domande che insieme a tutti noi interrogano l&#8217;identità giuridica e politica dell&#8217;Unione europea (e dell&#8217;Unione per il Mediterraneo).</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi sulla sponda meridionale nasce dall&#8217;implosione di alcuni regimi all&#8217;interno dei quali il desiderio di libertà si è progressivamente imposto: quale sensibilità essa ha trovato nell&#8217;Unione europea e nella sua azione esterna, particolarmente nella politica europea di vicinato, rispetto ai principi e valori che la fondano secondo il contenuto normativo del Trattato di Lisbona (artt. 8, n.1, in connessione con gli artt. 2, 3 e 6 TUE e artt.78-80 TFUE) ?</p>
<p style="text-align: justify;">Sull&#8217;altra sponda, la crisi è anzitutto una crisi economico-finanziaria; ma essa non interroga solo la tenuta, la stabilità della cosiddetta area Euro, bensì, attraverso la risposta che l’Europa ha deciso di mettere in atto (nella specie, la costituzione del meccanismo di stabilità, il cosiddetto ESM, promosso con decisione dal Cancelliere tedesco Merkel), anche la stessa coerenza dell&#8217;Unione rispetto alla propria identità politica e giuridica, e in particolare al principio di leale collaborazione sancito nell’art. 4, n. 3, TUE, anche in relazione al principio di solidarietà (art. 3, n. 3 TUE) e a quelli di proporzionalità e sussidiarietà<a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_edn3">[iii]</a>. In via di esemplificazione, il cono d’ombra è costituito dall’applicazione che del principio di condizionalità è stata fatta nell’ambito del meccanismo di stabilità, in particolare per quanto riguarda il caso greco. Forse, nella pace garantita prima dalla costituzione di una comunità europea e dopo da un’unione degli stati e popoli europei, la sovranità è ancora solo un’ipocrisia organizzata che nella crisi del villaggio globale è ancora più complesso localizzare, definendo quali pochissimi Stati e soggetti ne sono autenticamente detentori?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la crisi, come insegna la metafora del naufragio, è anche occasione di ri-nascita. E questa prende le mosse da una ri-fondazione delle scienze pratiche (diritto, politica, economia) sui principi unificanti della morale e dell&#8217;etica. Principi che non possono fare a meno di un punto di riferimento comune: l&#8217;uomo. Se al centro dell’orizzonte dell’analisi e dell’azione non viene ricollocato l’uomo, anche il diritto non avrà che a perderne e l&#8217;identità giuridica europea non resterà che… un ricordo formalizzato nei Trattati.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Non un media arabo ha mai definito le sollevazioni popolari usando l&#8217;espressione primavera araba. Così <strong>Laura Battaglia, inviata di guerra per il quotidiano “Avvenire”</strong>, della quale è stato dapprima proiettato un documentario video girato durante la guerra civile libica nel settembre-ottobre 2011, ha introdotto il proprio intervento scritto, affidato nell’assoluta impossibilità di partecipare di presenza alla lettura del moderatore. Ciò che è accaduto in Tunisia, Egitto, Libia e poi Siria, Yemen, Bahrein e, in misura minore in Giordania, ha proseguito, è “sostanzialmente una revanche che, in alcuni casi, parte realmente dal basso, in altri casi sfrutta le rivendicazioni dal basso per consentire un cambio di élite al potere”. Il mutamento di scenario geo-politico avvenuto nella sponda sud del Mare Nostrum è sintetizzato in due ordini di considerazioni. Il primo è che un sentimento di rabbia (la hogra), da un lato rispetto al depauperamento del popolo, dall&#8217;altro verso i privilegi riservati ad alcune famiglie e/o caste (come in Egitto) è il comune denominatore del sentimento delle popolazioni in rivolta. Il secondo è che la re-azione nasce da un anelito di libertà (hurria), che è rivendicazione di libertà di parola, di stampa, di espressione dei propri fondamentali diritti civili e che però non equivale a desiderio di democrazia. Se esiste un modello emergente, in questi Paesi, ha concluso la dott.ssa Battaglia sul punto, esso è costituito dalla Turchia del Premier Erdogan e non dal sistema democratico europeo o americano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne consegue, anzitutto, che l&#8217;Europa ha concluso la sua stagione coloniale nel sud del Mediterraneo; in secondo luogo, che “le nuove generazioni di ventenni che hanno riempito le piazze, che hanno manifestato o sono andati in guerra in ogni angolo del Mediterraneo, dalla Tunisia alla Grecia, dall&#8217;Egitto alla Spagna parlano la stessa lingua. Hanno una base culturale comune, dialogano attraverso la tecnologia, parlano diverse lingue. Ma, soprattutto, hanno un presente e un futuro comune. Il presente è dettato dalla consapevolezza di non avere accesso alla rappresentanza politica e di non potere incidere fattivamente in essa, poiché i partiti sono dominati da figure di riferimento che rappresentano altre generazioni e altri interessi. Da qui le reazioni di piazza. Il futuro comune è dato dalla certezza di povertà. un&#8217;esperienza nuova al di qua del Mediterraneo per la quale, per la prima volta, l&#8217;Europa dei giovani guarderà al Maghreb come a un modello da imitare”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Cominciamo dalla fine, ha esordito poi <strong>Maurizio Caserta, docente di Economia politica alla facoltà di Economia di Catania e consigliere di amministrazione della Fondazione Banco di Sicilia</strong>: perché parliamo di queste cose? Perché ci poniamo il problema della crescente globalizzazione di società e mercati, della crisi delle democrazie politiche ed economiche e della nostra identità di soggetti pensanti e partecipanti alla vita politica, locale e non? Evidentemente, perché pensiamo che queste cose siano rilevanti rispetto ad un&#8217;idea di progresso civile, economico e sociale che riguarda noi, l&#8217;Africa (particolarmente del nord), l&#8217;Europa come realtà politica e culturale e gli stessi equilibri globali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nodo da sciogliere consiste allora nel combinare queste variabili (globalizzazione, crisi regionali, identità culturali e politiche) con l&#8217;obiettivo del progresso economico e civile. La chiave di lettura proposta dal prof. Caserta consiste nella definizione di un equilibrio tra l&#8217;uso del metodo micro e di quello macro. Lungi dal scegliere definitivamente l&#8217;uno o l&#8217;altro dei due approcci, la strada da seguire è la via intermedia, quell’approccio mesoeconomico  in cui la tendenza verso il macro e quella verso il micro vengono contenute da alcuni elementi unificanti. Così facendo solo, si possono coniugare i pregi dell&#8217;uno e dell&#8217;altro: trarre i vantaggi della scala, rendendo possibile che determinati organismi prendano decisioni che abbiano effetto su molti, senza d&#8217;altra parte sacrificare le diversità e le asimmetrie nelle diverse aree regionali, nazionali o locali prese in considerazione. Il contesto della crisi finanziaria ha sin qui privilegiato l&#8217;approccio macro ma guardare un aggregato molto grande non permette di differenziare; d&#8217;altra parte, un approccio micro sottolinea le specificità ma insieme a ciò  sconta la possibilità di incoerenze delle diverse azioni individuali esponendo perciò ai conflitti, di natura economica o di altra natura. La soluzione è quella della via di mezzo, prestando attenzione a non perdere né i vantaggi del distretto della diversità né quelli della scala. Al di là di facili retoriche, ha convenuto in conclusione il prof. Caserta, esiste una sostanza comune che è facile riscontrare, e dunque la chiave di lettura della centralità dell&#8217;uomo deve essere il punto di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">E’ poi intervenuto <strong>P. Gianni Notari, docente di Sociologia dei processi culturali e delle migrazioni e Antropologia culturale, già direttore dell’Istituto “Pedro Arrupe”</strong>, il quale ha anzitutto precisato l’obiettivo della propria relazione: stabilire quello che dovremmo fare per favorire un proficuo interscambio tra il nuovo che sta nascendo e le nostre identità di italiani ed europei. Oggi, ha proseguito, il mondo cambia più velocemente delle categorie che utilizziamo per leggerlo; questo travolge anche la divisione del mondo in aree ricche ed aree povere che consideriamo fissa ed immutabile mentre invece tutto cambia e forse già l’anno prossimo la Cina supererà gli USA e diventerà il paese più ricco. Nel frattempo i Paesi della sponda sud del Mediterraneo crescono mentre il ricco nord arranca in una profonda recessione. Ebbene, le crisi economiche, politiche, sociali sono i segnali di questi cambiamenti. Noi siamo immersi in queste crisi, spettatori inermi e naufraghi. In particolare, c’è una duplice crisi che riguarda le economie occidentali, sempre più dominate dalla componente finanziaria e la democrazia, sempre più vuoto feticcio, alla deriva, di questo mondo globalizzato. Sembra di vivere in un mondo che non riusciamo a decifrare, con la sua complessità: a volte, la sensazione è che non riusciamo a decifrare nemmeno la nostra vita. La condizione esistenziale dell’uomo di oggi vive una crisi analoga a quella del suo principale riferimento socio-politico: lo Stato nazione. La forza di uno Stato nazione oggi è data dalla forza della sua economia nello scacchiere planetario, il locale è una realtà interdipendente con altre realtà lontane.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto a tali fenomeni, P. Notari, si è soffermato su due dimensioni: da un lato, quella dell’incontro, legata ai fenomeni migratori che seguono la direttrice nord-sud; e dall’altra quella dei requisiti necessari a fare sì che non si resti più semplicemente spettatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto alla prima, lo straniero è il soggetto che oggi viene e domani rimane, dando luogo ad una serie di interazioni e reazioni sociali col gruppo integrato col quale entra in contatto e a sentimenti contrastanti – per il suo essere percepito come portatore di novità che affascinano ma anche producono paura. Proprio per questo, oltre a farci paura lo straniero può diventare anche un elemento propositivo e positivo giacché la sua non appartenenza al modello culturale del contesto sociale si traduce in minor coinvolgimento, distacco critico, capacità di valutazione libera dai condizionamenti degli schemi interpretativi. Dobbiamo allora in questa direzione cominciare a cambiare mentalità valorizzando i contributi innovativi che lo straniero può portare pur rimanendo simbolo delle diseguaglianze delle varie aree del pianeta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’altro elemento riguarda i requisiti che dovremmo avere per esprimere una reale politica dell’accoglienza generatrice insieme di prospettive anche per il nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ in atto una sistematica revisione del welfare e dei diritti garantiti al lavoratore in nome di una ideologia liberista imperante. Rispetto a quanto accade, gli italiani manifestano una generale apatia nei confronti dell’abuso dei soldi pubblici, l’assedio alla cosa pubblica da parte dei politici, e sembrano spettatori silenti di riforme che pure investono la loro vita. I fondi pubblici ai partiti potrebbero ad esempio finanziare ammortizzatori sociali e sarebbero soldi degli italiani che dovrebbero andare agli italiani. Al contrario di quanto accaduto nella cosiddetta Primavera araba nessuno scende in strada a dimostrare. Tolleriamo il richiamo dei politici alla responsabilità per giustificare i tagli di pensioni, stipendi e garanzie che colpiscono solo la povera gente e l’arroccamento di quegli stessi politici per mantenere lo status quo quando si parla di tagli alla politica. Manca la rivendicazione di una progettualità politica di emancipazione e insieme all’indignazione sembra smarrita ogni capacità di andare oltre il naufragio di uno schiacciamento culturale imposto da un liberismo dominante che ha assimilato sempre più l’individuo a docile consumatore privo di peso politico piuttosto che a homo faber, uscendo da un individualismo opportunista. E’ in corso una crisi che sta cambiando il mondo originando nuovi equilibri; da quei fatti usciranno nuove sintesi: anche per questo è importante ripensare i legami tra il livello globale e quello delle relazioni locali, governo dell’ immigrazioni, tematiche del lavoro e dello sviluppo, lotta al parassitismo politico e alla corruzione sono fattori che incidono sugli esiti della crisi della nostra Nazione. Abbiamo da costruire dinamiche di accoglienza dell’alterità che siano capaci di generare sviluppo all’interno del nostro stesso Paese; abbiamo bisogno di una nuova classe politica capace di generare nuove dinamiche di sviluppo; abbiamo bisogno di una classe politica capace di decidere a livello macro, a livello micro e a livello meso.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, P. Notari ha concluso ricordando l’Ungaretti di Allegria, i cui versi sottolineano la volontà di ricominciare anche dopo la crisi: “E subito riprende il viaggio come dopo il naufragio un superstite lupo di mare”. Attraverso esperienze come questa, è possibile diventare costruttori di dinamiche societarie dove lo straniero diventa risorsa e disegnare una società migliore dove uomini e donne possano guardare con fiducia al futuro, liberandosi da una classe politica che non ha nulla da dare al nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il Parlamento europeo ha assegnato il premio Sacharov a 5 attivisti della Primavera araba. Una di loro, l’egiziana Asmaa Mahfouz, ha sottolineato l’importante contributo che i social media hanno dato alla rivoluzione araba, permettendo di raggiungere la massa critica. Così ha introdotto il proprio intervento <strong>Massimo Asero</strong>, chiamato a dare una lettura giuridica del tema oggetto di dibattito. Siamo tutti imbarcati, diceva Pascal, ha proseguito: è questa, probabilmente, la nostra situazione e dunque la risposta che dobbiamo dare all’interrogativo posto dall’alternativa implicitamente posta dal titolo del nostro incontro.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista giuridico, l’orizzonte programmatico di questo dibattito può essere così tradotto: il naufragio con spettatori rispetto alle crisi che interessano le sponde sud e nord del Mediterraneo è un tema che interessa le identità, le identità individuali e le identità collettive. Ho già fatto riferimento al pensiero di Orazio, che introduce per l’appunto la nave dello Stato nella retorica della politica: proprio in questo senso, la nostra riflessione deve prendere in considerazione quel grande esperimento di ritrovamento e ri-definizione di un’identità comune, quella europea, che è appunto l’Unione europea, soprattutto dopo la caduta dei muri. E questa identità, in effetti, è interessata dalla crisi, è interessata dalle crisi. Il Trattato di Lisbona, dopo il fallimento del trattato che introduce una Costituzione europea, ha costituito un punto di approdo fondamentale per l’Unione; eppure, rispetto ad entrambe le crisi, l’identità giuridica europea sembra essere stata messa a dura prova. Assumo come documenti di riferimento i ricorsi alla Corte costituzionale tedesca avverso il Trattato di Lisbona e la sentenza che li ha decisi: nei primi sono in particolare posti in evidenza i principi e valori della democrazia, dello Sato di diritto, della sovranità, che sarebbero stati tutti lesi dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Traggo degli spunti da quella sentenza oltre che naturalmente dai Trattati. Per quanto riguarda la crisi sulla sponda sud del Mediterraneo, va anzitutto considerato l’art. 8, n. 1, TUE, il quale tra l’altro recita che “L’Unione sviluppa con i paesi limitrofi relazioni privilegiate al fine di creare uno spazio di prosperità e buon vicinato fondato sui valori dell’Unione e caratterizzato da relazioni strette e pacifiche basate sulla cooperazione”. Quali sono questi valori cui fa riferimento l’art. 8, n. 1, TUE, e quali sono gli esiti ad oggi della Politica europea di vicinato? I valori sui quali si fonda l’Unione sono espressi nell’art. 2 dello stesso TUE: “rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a delle minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini. Inoltre, va rilevato il dettato l’art. 3 TUE, n. 2, a norma del quale: “l’Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l’asilo, l’immigrazione, la prevenzione della criminalità e la lotta contro quest’ultima”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, perché detto ciò ritengo che la PEV ha messo in qualche modo in discussione e crisi questa identità giuridica quale formalizzata nel Trattato? Credo utile considerare due aspetti: il primo, è quello assai ben denunciato dalla responsabile UNHCR, Laura Boldrini, nel libro “Tutti indietro”, cioè quella prassi dei cosiddetti respingimenti (in mare) cui già ho fatto riferimento e per i quali l’Italia è stata condannata lo scorso febbraio dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU)<a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_edn4">[iv]</a> &#8211; ed era già stata censurata e criticata in seno all’Unione europea (come pure si ricorda nella sentenza della CEDU), dal Commissario dell’Unione europea alla Giustizia e affari interni, Barrot, e da organismi del Consiglio d’Europa come il Commissario europeo per i diritti umani e il Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per dirlo in maniera assai sintetica, il tema della sicurezza e della stabilità dei confini esterni ha dominato la politica dell’Unione e degli Stati europei di frontiera, condizionato le politiche sull’immigrazione e l’asilo e offuscato ogni enunciazione di principi e valori contenuti nel Trattato sull’Unione europea<a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_edn5">[v]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In altre parole, il fenomeno delle migrazioni diventa un problema da inserire effettivamente nell’agenda politica delle priorità europee (e degli stati membri) solo quando si debba affrontare in via tendenzialmente emergenziale il tema della sicurezza &#8211; con i “poteri” attribuiti dall’emergenza e sembrerebbe anche in virtù dell’art. 72 TFUE, che riguarda tutto il titolo V sullo “Spazio di libertà sicurezza e giustizia” e prevede che le disposizioni ivi contenute non debbano ostare all’esercizio delle responsabilità incombenti agli Stati membri per il mantenimento dell’ordine pubblico e la salvaguardia della sicurezza interna. Tanto è vero che, ad esempio, la pubblicazione del <em>Commission Staff Working Paper Document, Synthesis of the Replies</em> della Commissione europea sulla prassi degli Stati membri ha rivelato, sulla base di risposte fornite dalle stesse amministrazioni degli stessi, quanto sia problematica sul piano degli ordinamenti giuridici nazionali l’attività di contrasto al terrorismo attraverso la normativa penale sostanziale e processuale a fronte delle esigenze di rispetto dei diritti della persona, spesso compromessi. Sicché, ancora una volta, c’è una contraddizione rispetto al tema dell’identità giuridica europea giacché l’Unione avrebbe dovuto diffondere i propri valori ma poi di fatto non è riuscita (nemmeno) a garantirli a quei popoli che migrano dalla sponda sud…</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla sponda nord, il problema che in questi giorni interroga l’identità giuridica dell’Unione formalizzata a Lisbona, e pone in qualche dubbio la sua continuità, è rappresentato dal meccanismo di stabilità europeo, il cosiddetto fondo salva Stati (ESM). Piuttosto che procedere utilizzando la clausola di flessibilità di cui all’art. 352 TFUE<a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_edn6">[vi]</a>, valorizzando così ancora il ruolo del Parlamento europeo e della Commissione, la decisione del Consiglio europeo del 16-17 dicembre 2010 di rafforzare la <em>governance</em> economica nell’Unione europea e istituire un meccanismo di stabilità è andata nella direzione di una modifica formale del Trattato (nella specie, l’art. 136 TFUE) attuata (per la prima volta) utilizzando la procedura di revisione semplificata<a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_edn7">[vii]</a>. Si è scelto cioè di operare una modifica dell’art. 136 e con essa prevedere l’istituzione di un meccanismo di stabilità da parte degli Stati membri la cui moneta è l’euro, e dunque costruire un sistema la cui anima torna ad essere “esclusivamente” intergovernativa e una “disciplina giuridica tutta al di fuori del quadro istituzionale dell’Unione” &#8211; secondo le intenzioni espresse nel testo elaborato nella riunione dell’Eurogruppo del 28 novembre 2010 fatto allegare alle conclusioni del successivo Consiglio europeo dagli Stati dell’eurozona. Senza addentrarci su un tema che merita ben più specifici e adeguati approfondimenti, basti qui richiamare la chiara lettera dell’art. 1 del Trattato istitutivo il quale definisce il meccanismo di stabilità una Istituzione finanziaria internazionale. Il paradosso è, come si diceva, particolarmente chiaro proprio all’interno dell’ordinamento tedesco laddove si registra un corto circuito tra diritto e politica che sembra venire in particolare evidenza proprio a partire dalla considerazione del giudizio della Corte costituzionale tedesca sul Trattato di Lisbona. Proprio dopo che i ricorsi e la sentenza di questa hanno sottolineato e per così dire valorizzato il principio democratico sulla cui scorta sono stati presentati principalmente i ricorsi al Tribunale di Karlsruhe avverso il Trattato di Lisbona, rilevando che al Governo federale non dovesse essere concesso di giocare di sponda e aggirare di fatto il Parlamento imponendo a livello europeo le fonti per le quali non sarebbe verosimilmente in grado di raggiungere alcuna maggioranza nel Bundestag (par. 121 della motivazione),  infatti, la ragione tutta politica della scelta tedesca di caldeggiare ed imporre la modifica del Trattato sul funzionamento dell’Unione piuttosto che avvalersi della clausola di flessibilità sembra in altra forma contraddire sostanzialmente quel principio. Infatti, la Corte tedesca aveva stabilito che (proprio per l’indeterminatezza dei suoi confini applicativi) l’utilizzo della clausola di flessibilità prevista nel Trattato di Lisbona richiedesse la ratifica del <em>Bundestag</em> e del <em>Bundesrat</em> sulla base delle norme contenute nella Costituzione tedesca prima che il rappresentante tedesco in Consiglio potesse esprimersi favorevolmente. E invece l’escamotage della modifica del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea intende proprio affrontare (e risolvere) i timori di una modifica in sede parlamentare, se non di una bocciatura, della proposta del Cancelliere Merkel di rispondere alla crisi istituendo un meccanismo di stabilità su base intergovernativa, proprio rileggendo il ruolo del Parlamento tedesco e rendendone sufficiente una successiva (e ben più probabile) ratifica<a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_edn8">[viii]</a>. Sicché, in definitiva, proprio l’asse principale dei ricorsi alla Corte e della pronuncia da questa adottata delle cessioni di sovranità e della violazione che queste avrebbero comportato del principio democratico – ciò che pure aveva indotto la Corte a sostenere che l’uso della clausola di flessibilità non potesse essere approvato nel Consiglio dal rappresentante tedesco senza un previo parere del Parlamento tedesco – sembra del tutto dimenticato.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, e il caso greco parrebbe avere alimentato il dubbio, perplessità sorgono rispetto ai rigorosi criteri di condizionalità (che peraltro dovrebbero essere conformi ai principi dell’Unione, quali sanciti nel trattato sull’Unione europea e nel trattato istitutivo del meccanismo di stabilità), cui dovrebbe essere soggetta la concessione di qualsiasi assistenza finanziaria nell’ambito del meccanismo, rispetto al principio di solidarietà (art. 3, n. 3 TUE) nella sua connessione con quello di<strong> </strong>leale cooperazione, che permea la stessa costituzione dell’Unione e vi è particolarmente inscritto nell’articolo 4 del TUE. Che fine ha fatto, viene allora da chiedersi assumendo ancora le lenti indossate dal Giudice tedesco della costituzionalità, quel principio di <em>Europarechtsfreundlichkeit</em> che secondo la sentenza Lisbona caratterizza l’ordinamento costituzionale tedesco? Non sarà che le dinamiche sottese in tali forme agli interventi, a vario livello invasivi, delle istituzioni europee nelle crisi greca e italiana finiscono diversamente per dare ancora qualche ragione a chi ha parlato già della sovranità come (una mera) ipocrisia organizzata?</p>
<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_ednref1">[i]</a> Bello, quando sul mare si scontrano i venti e la cupa vastità delle acque si turba, guardare da terra il naufragio lontano: non ti rallegra lo spettacolo dell&#8217;altrui rovina, ma la distanza da una simile sorte.</p>
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<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_ednref2">[ii]</a> H. Blumenberg, Naufragio con spettatore. Paradigma di una metafora dell’esistenza, trad. it., Bologna 1985.</p>
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<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_ednref3">[iii]</a> Cartine di tornasole di quel principio democratico che aveva rappresentato insieme a quello di sovranità nazionale il principale motivo dei ricorsi alla Corte costituzionale tedesca avverso il trattato di Lisbona. Rispetto alla tutela di tali principi, la Corte, nel ritenere la legittimità del Trattato, aveva com’è noto tuttavia affermato l’indeterminatezza della clausola di flessibilità, prescrivendo di conseguenza che il rappresentante tedesco in Consiglio potesse esprimere parere favorevole all’uso della stessa solo dopo la ratifica del <em>Bundestag</em> e del <em>Bundesrat</em>. E sembra davvero questa l’origine tutta politica della decisione tedesca di caldeggiare la costituzione di un meccanismo di stabilità attraverso la modifica del trattato sul funzionamento dell’Unione europea anziché utilizzare la clausola di flessibilità dell’art. 352 TFUE. Tale soluzione richiede infatti una ratifica successiva mentre una decisione presa invece in sede europea ai sensi dell’art. 352 TFUE avrebbe dato la possibilità al Parlamento tedesco di porre condizioni all’assenso tedesco. Con buona pace, però, della partecipazione delle Istituzioni europee (Commissione e Parlamento) piuttosto che riportare in auge la componente intergovernativa.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_ednref4">[iv]</a> La Corte di Strasburgo ha ritenuto sussistere tutte le violazioni contestate all’Italia riguardanti rispettivamente l’art. 3 della Cedu (divieto di trattamenti inumani e degradanti), l’art. 4 del Protocollo n. 4 (divieto di espulsioni collettive) e l’art. 13 Cedu, da solo e in connessione con l’art. 3 e con l’art. 4 Protocollo n. 4, queste ultime giacché è mancato un rimedio adeguato che avrebbe permesso un esame dei reclami dei migranti.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_ednref5">[v]</a> Basti pensare da un lato alle conclusioni del Consiglio europeo del 1-2 marzo 2012, il quale ha discusso le tendenze emergenti e <em>gli insegnamenti tratti dagli sviluppi nella regione e ha valutato l’attuazione del sostegno fornito finora dall’UE</em>, affermando poi che l’UE promuove e sostiene la trasformazione democratica nel vicinato meridionale (con tempestività tutta europea…) e convenendo tra gli orientamenti guida dell’ulteriore impegno e contributo dell’UE a favore del processo l’incoraggiamento “di tutti i paesi del vicinato meridionale a intraprendere significative riforme politiche finalizzate a costruire e consolidare la democrazia, stabilire e rafforzare lo stato di diritto e difendere il rispetto dei diritti umani e delle libertà civili” (implicitamente ammettendo l’inadeguatezza della propria politica rispetto alla promozione dei propri valori fondanti con riguardo ai rapporti intercorsi con i regimi abbattuti dalle popolazioni della sponda sud e al sostegno economico loro fornito); dall’altro, per quanto più da vicino ci riguarda, al caso italiano e al Trattato di amicizia Italia-Libia con un pieno affidamento a Gheddafi per la risoluzione del problema degli sbarchi sulle coste italiane senza prestare grande attenzione alle violazioni dei diritti della persona o addirittura alle torture cui i migranti consegnati al regime libico venivano sottoposti.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_ednref6">[vi]</a> Se un’azione dell’Unione appare necessaria, nel quadro delle politiche definite dai Trattati, per realizzare uno degli obiettivi di cui ai Trattati senza che questi ultimi abbiano previsto i poteri di azione richiesti a tal fine, il Consiglio, deliberando all’unanimità su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo, adotta le disposizioni appropriate.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_ednref7">[vii]</a> Questa, infatti, avrebbe potuto essere la via maestra per affrontare il problema della stabilità dell’area euro dal momento che, mancando nei Trattati la previsione dei poteri d’azione richiesti per realizzare uno degli obiettivi ivi previsti (il buon funzionamento dell’Unione economica e monetaria di cui all’art. 136 TFUE), il Consiglio avrebbe potuto deliberare su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a title="" href="file:///D:/Documenti/Downloads/Comunicato%20stampa%20con%20sintesi%20interventi.doc#_ednref8">[viii]</a> Quanto all’approvazione del Parlamento italiano, il disegno AS 2914 è stato presentato al Senato ed è in attesa del passaggio in Assemblea mentre da più parti sono state sollevate perplessità e soprattutto sono stati rivolti inviti alla classe politica dirigente e alla società civile ad approfondire le conseguenze dell’adesione italiana alla modifica e conseguente creazione del meccanismo di stabilità nei termini di una ampia cessione di sovranità.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Martedi 10 aprile: Il villaggio globale e le crisi nel Mediterraneo: naufragio con spettatori?</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 14:47:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Martedì 10 aprile, alle ore 16, nell’Auditorium dei Salesiani, in via Cifali 5, a Catania, avrà luogo un incontro di studio sul tema: &#8220;Il villaggio globale e le crisi nel Mediterraneo: naufragio con spettatori?&#8221; Il seminario, organizzato dal sito www.homoweb.it, in collaborazione con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: center;" align="center"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/03/trattato-di-lisbona.jpg"><img class="alignleft  wp-image-439" title="The National European flags in 2007" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/03/trattato-di-lisbona.jpg" alt="" width="274" height="181" /></a>Martedì 10 aprile, alle ore 16, nell’Auditorium dei Salesiani, in via Cifali 5, a Catania,</h4>
<h4 style="text-align: center;" align="center">avrà luogo un incontro di studio sul tema:<strong> </strong></h4>
<h4 style="text-align: center;" align="center"><strong>&#8220;Il villaggio </strong><strong>globale e le crisi nel Mediterraneo: naufragio con spettatori?&#8221;<span id="more-438"></span></strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il seminario, organizzato dal sito <a href="http://www.homoweb.it/">www.homoweb.it</a>, in collaborazione con lo <a href="http://www.avvocatiditalia.eu/" target="_blank">studio legale Asero</a> e con il patrocinio del Centro di documentazione europea dell’Università di Catania, vedrà la partecipazione della <strong>dott.ssa Laura Battaglia</strong>, giornalista del quotidiano “Avvenire”; del <strong>prof. Maurizio Caserta</strong>, docente di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell&#8217;Università di Catania e consigliere di amministrazione della Fondazione Banco di Sicilia<strong>; </strong>del <strong>dott. Piero Cirrito</strong><strong>, </strong>direttore generale Banca del Mezzogiorno – Mediocredito centrale; di <strong>Padre Gianni Notari</strong>, docente di antropologia culturale presso la LUMSA di Palermo. Modererà l’incontro l’<strong>avv. Massimo Asero</strong>, dottore di ricerca in Diritto pubblico presso l’Università di Roma “Tor Vergata”</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/03/mediterraneo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-440" title="mediterraneo" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/03/mediterraneo-300x139.jpg" alt="" width="300" height="139" /></a>Il sito <a href="outbind://2-0000000093C5C3BECCC31F4ABD0F016E06F5E8E304E92300/www.homoweb.it">www.homoweb.it</a> &#8211; Comunità on line e identità umana, intende, quale novello Diogene cibernetico, indagare i temi dell&#8217;identità umana, del senso della condizione umana, tra individuo e comunità, ri-leggendo e provando a tracciare, nell&#8217;era cibernetica del web, i confini della politica, del diritto, dell&#8217;economia, dell&#8217;etica e della morale. In questo contesto, nel quale si situano le radici del Diritto tout cort, e con esso della normatività dell&#8217;agire dell&#8217;uomo, si realizza la convergenza con la sfera programmatica dello studio legale Asero, il quale intende a sua volta promuovere e sostenere attività di ricerca e incontri di studio volti alla affermazione dei diritti umani e alla valorizzazione delle iniziative regionali ed internazionali di sostegno ad una piena continuità di teoria giuridica e prassi giuridico-politica e di promozione dello sviluppo economico in collaborazione con soggetti esponenziali delle categorie produttive e degli enti locali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/03/Locandina-massimo-pdf.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-446" title="Locandina-massimo-pdf" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/03/Locandina-massimo-pdf-212x300.png" alt="" width="212" height="300" /></a>In questo quadro, la questione delle Crisi sulle sponde del Mediterraneo pone in discussione la esistenza e capacità di soggetti politici nazionali o sovranazionali di governare la globalizzazione. In particolare, le vicende e gli esiti della cosiddetta Primavera araba, su una sponda, e la grave crisi economico-finanziaria che ha colpito particolarmente alcuni Paesi dell&#8217;altra sponda, mettendo in discussione la stabilità economica e politica dell&#8217;area Euro, interrogano le identità dell&#8217;Europa, quale aspirante protagonista sul palcoscenico di una globalizzazione non solo economico-finanziaria ma anche del diritto e delle politiche e interlocutore credibile anzitutto proprio per l&#8217;area geopolitica a sud del Mediterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello specifico, il seminario costituisce un tentativo di riflettere sulle origini e gli esiti che le Crisi sulle due sponde del Mare Nostrum hanno prodotto sino ad oggi e sugli orizzonti alternativi che si offrono all&#8217;Europa, ancora una volta disegnando, rispetto ai tratti identitari più tipici formalizzati nei Trattati (a cominciare dai valori fondamentali del rispetto della dignità umana, della libertà, dell&#8217;uguaglianza e con essi dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani), scenari tipici di un paradigma dell&#8217;esistenza à la Blumenberg: attori o spettatori, ma in fondo tutti imbarcati&#8230; E nel mare in tempesta <strong>la “posta” in gioco, che è l’identità europea, insieme quale portato della filosofia politica classica e delle radici cristiane che sono in ogni cittadino-uomo, si gioca sulla frattura o continuità dell’analisi e delle prassi economiche con il diritto e l’etica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ulteriori informazioni possono essere chieste alla segreteria organizzativa, ai recapiti dello <a href="http://www.avvocatiditalia.eu/">studio legale Asero</a> o a quello dello stesso sito <a href="http://www.homoweb.it/">www.homoweb.it</a></p>
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		<title>Genocidio dei Tutsi in Ruanda: diciassette anni d&#8217;impunità nel &#8220;paese dei diritti Umani&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 22:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritto e comunità]]></category>
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		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[Tradotto da  Alba Canelli Editato da  Raffaella Selmi 17 anni fa, il 7 Aprile, in Ruanda veniva perpetrato il genocidio di quasi un milione di Tutsi Questo genocidio non sarebbe stato possibile senza l’atteggiamento passivo della comunità internazionale, ma soprattutto senza l&#8217;aiuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: 11px; line-height: normal;">Tradotto da  Alba Canelli</span></span></p>
<p style="text-align: right;">Editato da  Raffaella Selmi</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/03/ruanda_03.jpg"><img class="size-medium wp-image-436 alignleft" title="ruanda_03" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/03/ruanda_03-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>17 anni fa, il 7 Aprile, in Ruanda veniva perpetrato il genocidio di quasi un milione di Tutsi Questo genocidio non sarebbe stato possibile senza l’atteggiamento passivo della comunità internazionale, ma soprattutto senza l&#8217;aiuto di una ristretta cerchia di militari francesi e leader politici dell&#8217;epoca. Mentre in Francia sono state avviate indagini giudiziarie contro i soldati francesi che hanno prestato servizio in Ruanda e contro i sospettati di genocidio che risiedono sul nostro territorio, è chiaro che nessun processo è ancora stato aperto. L&#8217;associazione Survie e il CPCR rinnovano il loro appello, affinché sia fatta piena luce sul ruolo francese nel genocidio e cessi il regno d’impunità sul territorio francese. </em></strong></p>
<p style="text-align: center;">
<div style="text-align: justify;">Dal 1993, prima ancora che il genocidio fosse commesso, l&#8217;associazione Survie ha messo in guardia contro i rischi di massacri e denunciato il sostegno delle autorità francesi al regime etnocentrico del generale Habyarimana. Da allora, l’azione di molti lavori ricercatori, ONG, giornalisti o semplici cittadini, ha rivelato l&#8217;entità del sostegno francese prima, durante e dopo il genocidio. Secondo l&#8217;associazione Survie, tale sostegno costituisce una complicità nel genocidio nella misura in cui il sostegno umano, militare e finanziario dato agli assassini, ha contribuito alla perpetrazione di questo crimine imprescrittibile.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Dal 1995, in Francia sono state presentate numerose denunce contro presunti assassini, che hanno cercato rifugio sul nostro territorio al fine di mettersi al riparo dalla giustizia ruandese o internazionale. Nonostante il coinvolgimento di varie ONG, tra cui Survie, insieme al CPCR, e l&#8217;apertura di numerose inchieste giudiziarie, nessuno è stato ancora giudicato, contrariamente a quanto è successo in Svizzera, Canada, Belgio, Paesi Bassi e recentemente in Germania. Al contrario la Francia è stata condannata nel giugno 2004 dalla Corte europea dei diritti dell&#8217;Uomo, &#8220;per il ritardo nell&#8217;amministrazione della giustizia&#8221; nella causa Venceslao Munyeshyaka. Certo, alcuni presunti partecipanti al genocidio sono stati arrestati con l’intervento dell&#8217;Interpol ma nulla garantisce che essi saranno effettivamente giudicati. Questa è la ragione per la quale l&#8217;associazione Survie e il CPCR appoggiano la proposta di legge per creare presso il Tribunale de grande instance di Parigi un polo specializzato nell’istruzione delle cause concernenti &#8220;genocidi e crimini contro l&#8217;umanità&#8221;. Dopo lunghi mesi di attesa, questa proposta di legge sarà esaminata dal Senato il 14 aprile prossimo. Le nostre associazioni chiedono inoltre che il centro (che potrebbe vedere la luce nel 2012) sia dotato delle risorse umane e materiali necessarie per completare le indagini e rimettere la causa all’esame dei giudici francesi competenti.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Le denunce contro presunti autori del genocidio non sono le sole: nove denunce contro ignoti, che coinvolgono soldati francesi, sono ancora all’esame del Tribunale Militare di Parigi (TAP). Sono state depositate per la maggior parte nel 2005 da vittime Tutsi per &#8220;complicità nel genocidio e in crimini contro l&#8217;umanità&#8221;. Si tratta di soldati che avrebbero partecipato all&#8217;operazione “Turchese” falsamente definita &#8220;umanitaria&#8221;. Poiché i militari francesi erano agli ordini dei politici, non è escluso che tali denunce permetteranno di coinvolgere i responsabili politici dell&#8217;epoca. Anche se, diverse ONG, tra cui Survie, FIDH e LDH si sono costituite parte civile in questo caso, non ci sono progressi degni di nota. La maggior parte dei leader politici e militari deve ancora essere ascoltata, mentre molti documenti sono ancora protetti dal &#8220;segreto militare&#8221;, nonostante la parziale derubricazione di alcuni di essi.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">L’associazione Survie e il CPCR chiedono alle autorità francesi:</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">    *  l&#8217;abolizione del &#8220;segreto militare&#8221; su tutti gli elementi concernenti, l’azione della Francia in Rwanda dal 1990 al 1994 e in particolare sui legami con i responsabili del genocidio;</div>
<div style="text-align: justify;">    * l&#8217;istituzione di una Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sul ruolo della Francia e dei dirigenti francesi in Rwanda, incaricata di individuare le responsabilità di ciascuno;</div>
<div style="text-align: justify;">    * la rapida attuazione, una volta approvata la legge, del polo d&#8217;istruzione sui genocidi e i crimini contro l&#8217;umanità e la dotazione di mezzi materiali e umani sufficienti per consentire ai giudici responsabili di questi procedimenti di condurre le indagini fino all&#8217;eventuale processo.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Per dare eco a queste rivendicazioni, l&#8217;associazione Survie ha sollecitato un&#8217;interpellanza dei rappresentanti locali e nazionali per mobilitarli affinché sia fatta luce sul coinvolgimento francese nel genocidio dei Tutsi sia finalmente resa giustizia.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Contatti stampa: Stephanie Dubois de Prisque, Responsabile delle comunicazioni Survie 01 44 61 03 25 stephanie.duboisdeprisque@survie.org</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Alain Gauthier, Presidente del Collettivo delle Parti Civili per il Ruanda 06 76 56 97 61 collectifrwanda@aol.com</div>
<p style="text-align: center;">
<hr />
<p style="text-align: center;"><span><br />
Per concessione di <a href="http://survie.org/genocide/justice-complicites-francaises/article/genocide-des-tutsi-du-rwanda-17" target="_blank">Survie</a><br />
Data dell&#8217;articolo originale: 07/04/2011<br />
URL dell&#8217;articolo: <a href="http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=4594">http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=4594</a> </span></p>
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		<title>LUNEDI 27 FEBBRAIO CittàInsieme presenta il libro &#8220;Ricatto allo Stato&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 11:47:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA["Ricatto allo Stato"]]></category>
		<category><![CDATA[Carmen Greco]]></category>
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		<description><![CDATA[LUNEDI 27 FEBBRAIO alle ORE 20.15 a Catania in VIA SIENA 1   CittàInsieme presenta il libro &#8220;Ricatto allo Stato&#8221; del giudice Sebastiano Ardita, ex direttore dell&#8217;Ufficio Detenuti del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria dello Stato, ora procuratore aggiunto di Messina. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>LUNEDI 27 FEBBRAIO alle ORE 20.15 <strong>a Catania </strong>in VIA SIENA 1  </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>CittàInsieme presenta il libro &#8220;Ricatto allo Stato&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/Volantino-Ardita.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-430" title="Volantino-Ardita" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/Volantino-Ardita-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/showImage.jpg"><img class="alignright  wp-image-431" title="showImage" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/showImage.jpg" alt="" width="176" height="145" /></a>del giudice Sebastiano Ardita, ex direttore dell&#8217;Ufficio Detenuti del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria dello Stato, ora procuratore aggiunto di Messina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro «analizza il carcere duro per i boss, passando per le stragi mafiose e la trattativa fra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni» (dal settimanale  &#8220;L&#8217;Espresso&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/Ricatto-allo-Stato.jpg"><img class="alignright  wp-image-432" title="Ricatto-allo-Stato" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/Ricatto-allo-Stato-197x300.jpg" alt="" width="138" height="210" /></a>Interverranno l&#8217;autore del libro e la giornalista Carmen Greco.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">CON LA GRADITA PARTECIPAZIONE DI GIOVANNI SALVI, PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI CATANIA</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Homoweb vi da la possibilità di seguire l&#8217;evento in diretta web da questa pagina. Appuntamento al 27 febbraio, h 20.15. Non perdeteci di vista&#8230;</p>
<p><code><object id="lsplayer" width="480" height="295" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://cdn.livestream.com/grid/LSPlayer.swf?channel=cittainsieme&amp;color=0xed1c24&amp;autoPlay=false&amp;mute=false&amp;iconColorOver=0xffffff&amp;iconColor=0xffd2d5" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="lsplayer" width="480" height="295" type="application/x-shockwave-flash" src="http://cdn.livestream.com/grid/LSPlayer.swf?channel=cittainsieme&amp;color=0xed1c24&amp;autoPlay=false&amp;mute=false&amp;iconColorOver=0xffffff&amp;iconColor=0xffd2d5" allowScriptAccess="always" allowFullScreen="true" wmode="transparent" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object><br />
</code></p>
<div style="font-size: 11px; padding-top: 10px; text-align: center; width: 480px;"><a title="Watch cittainsieme" href="http://www.livestream.com/cittainsieme?utm_source=lsplayer&amp;utm_medium=embed&amp;utm_campaign=footerlinks">cittainsieme</a> on livestream.com. <a title="Broadcast Live Free" href="http://www.livestream.com/?utm_source=lsplayer&amp;utm_medium=embed&amp;utm_campaign=footerlinks">Broadcast Live Free</a></div>
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		<title>Ma le stelle stanno a guardare? (terza e ultima parte)</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 08:00:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pianeti Quanti sono i pianeti? E quanti sono stati? E’ una domanda importante, dato che sempre più spesso si sente dire che “la Luna in quarta casa indica che… ma Marte in quadratura equilibra…”. Al di là dei termini tecnici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/costellazioni_zodiacali.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-424" title="costellazioni_zodiacali" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/costellazioni_zodiacali.jpg" alt="" width="500" height="436" /></a>Pianeti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quanti sono i pianeti? E quanti sono stati? E’ una domanda importante, dato che sempre più spesso si sente dire che “la Luna in quarta casa indica che… ma Marte in quadratura equilibra…”. Al di là dei termini tecnici (che peraltro non conosco) nelle descrizioni astrologiche è presente un certo numero di oggetti del Sistema Solare (non tutti pianeti, per inciso) che avrebbero un certo peso in base alla loro mutua posizione e a quella assunta nei confronti delle costellazioni. Per un lunghissimo periodo questi corpi celesti sono stati solo sette: Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Sebbene Urano fosse talvolta visibile ad occhio nudo nessuno si era sognato di identificarlo come pianeta. Quindi per lunghi secoli l’influsso degli ultimi pianeti è stato di fatto ignorato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1781 Friedrich Wilhelm Herschel, un musicista astrofilo tedesco trasferitosi in Inghilterra, scoprì Urano casualmente, mentre era alla ricerca di stelle doppie. Secondo me, nessuna scoperta viene fatta realmente per caso: il caso mette lo scopritore in contatto con la scoperta, ma se non c’è abilità nel leggere i dettagli e utilizzarli, la scoperta non avviene. E’ proprio il caso di Urano, che era già stato osservato circa un secolo prima, nel 1690, da John Flamsteed, fondatore e primo direttore dell’Osservatorio di Greenwich. Incaricato di creare un catalogo di stelle, classificò Urano come la trentaquattresima stella della costellazione del Toro. La riosservò successivamente anche qualche decennio più tardi, senza rendersi conto che stava guardando un pianeta. E James Bradley, Astronomo Reale successore di Flamsteed, annotò l’osservazione di Urano come una stella diversa da quella osservata da Flamsteed, visto che nel frattempo il pianeta si era spostato. Ma non notò che la stella di Flamsteed non era più al suo posto, altrimenti qualche sospetto lo avrebbe avuto. Herschel, invece, notò che l’oggetto che stava guardando non era una stella, data la forma a disco assunta al telescopio: la classificò prima come cometa e poi lo riconobbe come pianeta, che chiamò Georgium Sidus, ossia stella di Giorgio, in onore di re Giorgio III, che poi gli finanzierà diverse iniziative di carattere astronomico. La comunità scientifica di allora, però, preferì il nome del dio greco Urano.</p>
<p style="text-align: justify;">La scoperta del pianeta successivo, Nettuno, fu un esempio di ricerca scientifica. Indipendentemente tra loro, Urbain Leverrier e John Couch Adams, uno francese e l’altro inglese, compirono dei calcoli sistematici  sulla traiettoria di Urano. Già dal 1830 si erano evidenziate delle anomalie nel moto di questo pianeta e nel 1846 i dati si erano accumulati fino a consentire di predire una posizione per il pianeta sconosciuto che perturbava il moto di Urano. Mentre Adams venne snobbato da Airy, l’astronomo reale in carica a quel tempo a Greenwich,  Leverrier venne preso sul serio da Johann Gotfried Galle, astronomo a Berlino, che confrontò la posizione prevista per il nuovo pianeta con le carte stellari individuando in pochissimo tempo Nettuno.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo pianeta ad essere scoperto, anzi, il penultimo secondo la nuova classificazione dell’Unione Astronomica Internazionale (vedremo più avanti di cosa si tratta), è stato Plutone. In questo caso la scoperta ha avuto la stessa motivazione di quella di Nettuno, ma nessun vero fondamento. Come per Urano anche Nettuno mostrava delle discrepanze nell’orbita, che si pensarono dovute ad un pianeta ancora più esterno. Stavolta ci riuscì un inglese a portare a casa il trofeo: Clyde Tombaugh, che lavorava a Cambridge, confrontando le posizioni effettive di Urano e Nettuno e quelle attese in base alla legge di gravità scoprì Plutone proprio dove doveva essere per creare le perturbazioni osservate. Peccato che per esercitare quella forza su pianeti così grandi avrebbe dovuto essere tra 5 e 10 volte più grande della Terra, mentre ha una massa solo 2 millesimi di quella terrestre. In pratica, un grosso e lontanissimo sasso. La vicenda di Plutone si arricchisce di recente, quando l’Unione Astronomica Internazionale decide di declassare Plutone a “pianeta nano”, poiché non è stato in grado di fare pulizia lungo il suo percorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, nella risoluzione 5A  del 24 agosto 2006 (il cui testo integrale potete trovare e visionare al link  <a href="http://www.iau.org/public_press/news/detail/iau0603/" target="_blank">http://www.iau.org/public_press/news/detail/iau0603/</a>) si definiscono “pianeti” tutti gli oggetti sferoidali che orbitano attorno al Sole e che abbiano ripulito le regioni intorno alla propria orbita, ossia che abbiano gravità sufficiente perchè qualunque corpo li abbia incrociati in passato sia stato catturato. La risoluzione 5A definisce inoltre “pianeti nani” quelli che rispondono a tutte le caratteristiche di pianeta tranne l’ultima, ossia non hanno l’orbita libera da corpi minori. Questa definizione si è resa necessaria visto che altrimenti altri corpi come Cerere, definita da molto tempo il più grande degli asteroidi della cintura, o Eris, l’ultimo dei corpi minori di un certo peso, scoperto nel 2003, avrebbero dovuto essere definiti pianeti. Inoltre una definizione era necessaria, visto che niente aveva definito cosa fosse un “pianeta” prima di questa risoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente dal 1930 al 2006 Plutone è stato definito pianeta, mentre adesso è un pianeta nano: c’è differenza in termini astrologici? Delle due, una: o non ce n’è, e allora ci chiediamo perché negli oroscopi è sempre stato incluso Plutone ma non Cerere, ad esempio, o c’è differenza e allora ci chiediamo a che titolo Plutone ha influenzato il corso degli eventi finora.</p>
<p style="text-align: justify;">A dirimere questa contesa sarebbe d’aiuto un po’ di scienza “tradizionale”. Il caso di Nettuno ci mostra come sia possibile arguire l’esistenza di qualcosa che non si è ancora scoperto dai suoi effetti. Quindi, proviamo ad applicare il metodo scientifico anche all’astrologia e vediamo cosa succede.</p>
<p><strong>Oroscopo, chi era costui?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un oroscopo può avere diversi obiettivi. Il primo quello di stabilire le caratteristiche psicologiche e, in parte, fisiche delle persone e individuare i percorsi sociali che potranno seguire. Di seguito, ma in misura minore stando alle affermazioni degli astrologi, quello di prevedere in qualche modo il futuro di una persona attraverso delle indicazioni più o meno di massima sulle azioni da compiere per adattarsi allo schema indicato dall&#8217;oroscopo. In effetti, a dispetto di quanto affermato, il secondo scopo è quello per cui è più diffusa l&#8217;abitudine di rivolgersi all&#8217;astrologia. L&#8217;uomo ha da sempre una fifa blu del futuro (e vorrei vedere!) e avere delle indicazioni da seguire è il modo che si trova per affrontare con maggiore serenità l&#8217;incertezza tipica della vita. E&#8217; quindi comprensibile che molti tentino di trovare questo appoggio. Ma su cosa si fonda la validità di un oroscopo?</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo provare da soli a fare qualche verifica, come quella che ho fatto io quando ero un ragazzino. Mio padre era molto incuriosito dall&#8217;astrologia, sebbene abbastanza scettico da non dare peso agli oroscopi. Verso fine anno acquistava l&#8217;almanacco Barbanera, una specie di manuale di tuttologia, in cui coesistevano buoni consigli sulla coltivazione dell&#8217;orto e inutili oroscopi. Quell&#8217;anno venne attratto anche da dei libretti che, segno per segno, indicavano quotidianamente come sarebbe andata la giornata. Accanto a qualche generica indicazione vi era un simbolo a contrassegnare una giornata come positiva o negativa. Io tenni il libretto con il mio segno accanto al mio letto, e a fine giornata indicavo con un mio segno se la previsione era stata azzeccata o no. Iniziai a gennaio e verso metà aprile decisi che era arrivato il momento di verificare se valeva la pena di continuare. Contai allora il numero di previsioni azzeccate che risultò essere quasi uguale a quello degli errori. Indicando a casaccio se domani sarà una giornata sì oppure no si ha il 50% di probabilità di azzeccare la previsione, per cui se fate un numero sufficiente di tentativi le volte che indovinerete saranno quasi uguali a quelle in cui vi sarete  sbagliati. Il mio conteggio provava quindi che le previsioni avevano lo stesso valore di tirare una moneta.  Il libretto lo buttai via immediatamente.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;obiezione che si può fare è che quei libretti erano fatti da un inesperto o, peggio, un imbroglione, e che seriamente non si possono fare previsioni per singoli giorni ma di massima per periodi o azioni importanti. Bene, guardiamo allora a qualcosa di più concreto. Le ricerche in merito si sprecano, anche se di solito ne saltano fuori alcune che hanno assunto un valore iconografico. La prima che riporto è quella effettuata da Shawn Carlson tra il 1981 e il 1983 e pubblicata su Nature nel 1985. E&#8217; probabilmente la prima ricerca sistematica in merito, basata sul meccanismo del “doppio cieco” largamente utilizzato per le ricerche statistiche e in particolare per quelle mediche. Il doppio cieco si basa sul fatto che né l&#8217;oggetto del test né lo sperimentatore sono al corrente di chi è chi. Faccio un esempio: se voglio provare se un farmaco funziona, prendo due gruppi di ugual numero di persone e somministro il farmaco ad uno dei gruppi mentre all&#8217;altro do il placebo, una caramella della stessa forma della compressa di farmaco. Gli esaminati non sanno se hanno ricevuto il farmaco o il placebo, quindi non saranno influenzati quando gli verrà chiesto che effetto gli ha fatto. Ma poiché potrebbe essere influenzato anche lo sperimentatore, che sa a chi è stato dato cosa,  anche lui viene tenuto all&#8217;oscuro delle somministrazioni. Ecco perchè “doppio cieco”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per una disamina del test vi rimando all&#8217;articolo e se non riuscite a scaricarlo per motivi di copyright vi invio a questa pagina dove è riportata una sintesi dell&#8217;articolo stesso:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.astrodivination.com/moa/ncgrberk.htm" target="_blank">http://www.astrodivination.com/moa/ncgrberk.htm</a></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato utilizzato un campione di persone a cui degli astrologi hanno, in doppio cieco, realizzato il tema di natività. A ciascuna persona sono poi stati mostrati tre diversi temi, tra cui il proprio: ciascuno doveva dare un punteggio sulla corrispondenza alle proprie caratteristiche.  In pratica, un punteggio maggiore indicava una maggiore corrispondenza al singolo tema di natività. Ciò che salta fuori dall&#8217;esame è che le corrispondenze azzeccate sono circa un terzo delle totali, compatibili quindi con una creazione casuale dei temi di natività: se cioè gli astrologi si fossero seduti a scrivere a casaccio quello che passava loro per la mente la corrispondenza sarebbe stata identica.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altronde anche le ricerche fatte da studenti delle superiori, come quella riportata nel link</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://lnx.didascienze.org/astrologia/pagina4.php" target="_blank">http://lnx.didascienze.org/astrologia/pagina4.php</a></p>
<p style="text-align: justify;">vanno nello stesso senso. Io quindi vi propongo di effettuare un test che potete fare tutti. Il test venne effettuato per la prima volta da Bertram Forer, uno psicologo che nel 1948 fece un test che non aveva niente a che fare con l&#8217;astrologia. Diede ai suoi allievi un profilo che specificò essere personalizzato su ognuno di loro, chiedendo che venisse assegnato un voto da 0 a 5 su quanto il profilo si adattasse a loro. Pare che il risultato medio sia stato di più di 4, cioè la maggioranza degli studenti riteneva che il profilo descrivesse molto bene ciascuno di loro. Peccato che quel dritto del professore aveva consegnato a tutti lo stesso profilo, che non era per niente personale. Ciò che Forer voleva dimostrare in questo modo è che se viene data una descrizione sommaria e molto contraddittoria di qualcuno, questi tende a riconoscervisi se chi lo descrive viene ritenuto degno di considerazione. Il testo completo del profilo di Forer lo trovate su wikipedia, io ne riporto una frase, per chiarire questo punto:</p>
<p style="text-align: justify;">“Pur avendo alcune debolezze nel carattere, sei generalmente in grado di porvi rimedio.”</p>
<p style="text-align: justify;">Se verificate qualunque cosa abbia a che fare con l&#8217;astrologia (oroscopi giornalieri, profili del segno, temi di natività e quant&#8217;altro) noterete che invariabilmente le frasi sono costruite come ossimori, si afferma una cosa e anche il suo contrario. Sta poi al lettore dare peso alla prima parte (riconoscete di avere qualche pecca nel vostro carattere) o alla seconda (ma riuscite a risolverla). L&#8217;effetto su cui si basa questo risultato prende il nome dallo psicologo. L&#8217;effetto Forer è appunto l&#8217;appiattimento del nostro giudizio su quello di qualcun altro che riteniamo autorevole, senza accorgerci delle magagne che cela. È lo stesso effetto che consente a trasmissioni come “Mistero” o “Voyager” di fare opinione: qualcuno che riteniamo autorevole esprime un giudizio e si tende a dargli ragione, anche per mancanza di elementi che possano confutarne le conclusioni. Un esempio lo sperimentai io stesso, in una conferenza che tenni qualche tempo fa. Feci credere a tutti che avevamo ricevuto un segnale alieno e che lo stavamo analizzando in gran segreto. In quel momento ero io lo specialista e nessuno si sentì di commentare. Naturalmente dissi subito che mi ero inventato tutto e molti confessarono di aver creduto senza problemi alle mie parole. Quindi, chiunque si trovi a informare delle persone, a scuola o in altri momenti educativi a tutti i livelli,  ha il dovere di essere onesto. Ma questo aprirebbe un capitolo che forse svilupperò in un&#8217;altra sede.</p>
<p style="text-align: justify;">Propongo, dunque, a tutti di fare una prova analoga a quella di Forer. Provate a fare questo gioco con i vostri amici, prendendo gli oroscopi a casaccio e somministrandoli come corrispondenti al segno, o anche inventandone interamente il contenuto. La maggior parte degli interessati, se credono all’astrologia, saranno molto colpiti da come le descrizioni si attengano fedelmente a loro. Oltre a dimostrare la totale infondatezza dell’astrologia, vi divertirete un sacco.</p>
<p style="text-align: justify;">Pietro Cassaro</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">FINE TERZA E ULTIMA PARTE</p>
<p style="text-align: right;"><a title="Ma le stelle stanno a guardare? (prima parte)" href="http://www.homoweb.it/2012/02/05/ma-le-stelle-stanno-a-guardare-prima-parte/" target="_blank">Leggi la prima parte</a></p>
<p style="text-align: right;">
]]></content:encoded>
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		<title>Ma le stelle stanno a guardare? (seconda parte)</title>
		<link>http://www.homoweb.it/2012/02/12/ma-le-stelle-stanno-a-guardare-seconda-parte/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 08:00:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Stelle, stelle, eterni dei. Su chiunque abbia alzato gli occhi su un cielo stellato (di quelli veri, però, quelli visti lontano dalle città, con il vero buio) l&#8217;effetto è immediato e prevedibile: ci si sente piccoli e davanti ad una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Stelle, stelle, eterni dei.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Su chiunque abbia alzato gli occhi su un cielo stellato (di quelli veri, però, quelli visti lontano dalle città, con il vero buio) l&#8217;effetto è immediato e prevedibile: ci si sente piccoli e davanti ad una meraviglia della natura. Se poi c&#8217;è un astronomo sotto mano cominciano le domande: quante sono, come si chiamano, come fate a distinguerle. Personalmente, ho più difficoltà a distinguerle di un buon astrofilo, anche perchè la formazione di un astronomo è più orientata a come funzionano gli astri che a dove si trovano. E quindi vediamo come funziona un cielo stellato e come questo può collimare con l&#8217;astrologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Se a noi fa un certo effetto, dato che sappiamo molto su come funzionano le stelle, figuratevi cosa doveva essere il cielo stellato per un uomo di un paio di millenni fa. Pieno di mistero e magia, di interventi divini spesso non chiari. Anche adesso tendiamo a classificare cose non comprese con cose incomprensibili e lo stesso capitava allora. Vediamone alcune.</p>
<p><strong>Costellazioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per una società senza televisione il cielo stellato doveva rappresentare un momento di relax per svuotare la mente dai problemi della giornata appena trascorsa. Non c&#8217;è momento migliore per raccontarsi storie (fiction, le chiamano adesso) che avevano a che fare con leggende o anche miti. Il mito è da sempre una delle cose più amate dall&#8217;uomo perchè fornisce spiegazioni a fatti reali ove questa spiegazione manca. Oltre ad essere un meraviglioso esercizio di fantasia. Bene, Questo è ciò che è avvenuto con le costellazioni. Avete mai preso in mano la Settimana Enigmistica? Fra le prime pagine c&#8217;è un gioco, il “La pista cifrata” in cui basta unire i puntini per ottenere un disegno. Ora vi chiedo di fare un esercizio con me. Guardate la figura qui sotto:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig5.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-412" title="fig5" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig5-1024x575.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">potete vedere un&#8217;altra immagine di Stellarium che mostra un campo stellare, proprio al centro. Ma di quale costellazione si tratta? Provate a unire i puntini per vedere se vi appare qualcosa, come nel gioco enigmistico. Poichè non ci sono numeri, non potete unirli in sequenza ed il tutto è affidato alle vostre conoscenze e alla vostra fantasia. Siete dei guardiani di zoo? Sicuramente riconoscerete la sagoma di uno degli animali a cui date da mangiare. Siete degli sportivi appassionati? Allora sarà la silhouette di un calciatore che conoscete, o di una Formula 1. Provate a tirare fuori un&#8217;immagine da quei puntini e se vi siete stufati, guardate la soluzione nella figura qui sotto</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig6.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-413" title="fig6" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig6-1024x575.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">è la costellazione del… quale? Siete in grado di riconoscerla? Sono sicuro che molti non saranno capaci di vedere uno scorpione in questo disegnino si punti e linee. In effetti è proprio lo Scorpione, le chele verso destra e la coda ritorta con l’aculeo velenoso a sinistra. L’immagine qui sotto lo conferma: basta chiedere a Stellarium di inserire le immagini che rappresentano le costellazioni</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig7.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-414" title="fig7" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig7-1024x575.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ma siamo sicuri che sia uno scorpione? Beh, sì, sicuri, lo dice lo Stellarium&#8230; Ma se fate una piccola operazione vi renderete conto che non è così semplice. Se andate a guardare fra le opzioni di Stellarium vedrete che c&#8217;è la possibilità di cambiare la cultura, ossia di decidere le costellazioni di quale popolo vogliamo vedere. In questo caso è selezionata la nostra cultura, quella occidentale: ma che succede se scegliamo, che so, di vedere questo pezzo di cielo come qualcuno cresciuto tra gli aztechi?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig8.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-415" title="fig8" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig8-1024x575.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p>Evviva, anche loro ci vedevano uno scorpione. Allora è vero! Ma se fossimo stati Egizi?</p>
<p><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig9.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-416" title="fig9" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig9-1024x575.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Prua? Uno scorpione non ha prua… una nave ce l’ha. Infatti presso gli Egizi lo scorpione manco se lo sognavano e individuavano una nave unendo le stelle di questo campo. E in Polinesia?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig10.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-417" title="fig10" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig10-1024x575.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un amo? Pensa un po’.  Se scaricate il programma e date un’occhiata a tutte le culture diverse noterete che vi sono alcune in cui non vi è nessuna indicazione in questo campo stellare. Questo perché nella loro tradizione mitologica non vi era niente che potesse assomigliare a quella particolare distribuzione di punti. Ma il meglio ce lo riserva la tradizione coreana</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig11.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-418" title="fig11" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig11-1024x575.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In questa cultura le stelle dello scorpione sono separate in ben tre diverse costellazioni, come potete vedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, chi ha ragione? Chi nasce con il Sole in questa zona del cielo è dello Scorpione o della Nave o dell’Amo? O è del segno del Cammino delle imperatrici-Palazzo Santo-Sedia dell’imperatore-Sala reale? Per quanto si voglia essere presuntuosi, non è possibile affermare che l’interpretazione della nostra tradizione abbia maggiore validità.  Ne segue che tutto quanto viene affermato riguardo le caratteristiche dei vari segni, ha il problema fondamentale di riferirsi a simboli totalmente arbitrari.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa è realmente una costellazione? Anche gli astronomi usano le costellazioni, ma solo come riferimento: un oggetto che ci interessa è in una costellazione perché si trova nella zona in cui risiede quel gruppo di stelle brillanti, facilmente individuabile nel cielo. Quando si credeva che il cielo stellato fosse una sfera, con tutte le stelle alla stessa distanza, era facile pensare che fossero delle forme che ricordano qualcosa. Solo che le costellazioni non sono bidimensionali, ma hanno una profondità. Nella figura sotto abbiamo ancora la costellazione dello Scorpione, ma è evidenziata la stella più luminosa, α Sco, indicata con una lettera dell’alfabeto greco, dalla prima all’ultima, seguendo l’ordine di luminosità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig12.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-419" title="fig12" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig12-1024x575.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La stella in questione, chiamata anche Antares, ha anche una distanza che siamo stati in grado di calcolare: si trova infatti a circa 604 anni luce, ossia ad una distanza che può essere coperta dalla luce se viaggia per 604 anni. Per farsi un’idea delle distanze enormi, un solo anno luce è pari a circa 9500 miliardi di chilometri. Ora, se le costellazioni fossero dei “disegni” nel cielo le altre stelle dovrebbero essere più o meno alla stessa distanza da Antares. Vediamo le distanze delle altre:</p>
<p style="text-align: justify;">β Sco (Acrab)                    530 a.l.</p>
<p style="text-align: justify;">δ Sco (Dschubba)            400 a.l.</p>
<p style="text-align: justify;">ε Sco                                     65 a.l.</p>
<p style="text-align: justify;">ζ1 Sco                                   5700 a.l.</p>
<p style="text-align: justify;">ζ2 Sco                                   150 a.l.</p>
<p style="text-align: justify;">η Sco                                    71 a.l.</p>
<p style="text-align: justify;">La stella γ Sco esiste, ma è stata erroneamente assegnata alla costellazione dello Scorpione e adesso viene classificata nella Bilancia, perché più vicina a questa costellazione. Come vedete vi sono stelle alla stessa distanza della α, come la β e la δ, mentre altre sono dieci volte più vicine (ε e η) e ζ1 è addirittura a distanza enorme. Quindi le stelle dello Scorpione, come quelle di ogni altra costellazione, sono distanti tra loro da decine a centinaia (e in qualche caso migliaia) di anni luce. Le stelle binarie, una coppia di stelle nate quasi contemporaneamente dalla stessa nube, sono le uniche che interagiscono in qualche modo tra loro (gravitazionalmente, per la precisione), ma hanno una distanza l’una dall’altra molto minore di un anno luce. Nessuna possibilità, quindi, che le stelle che fanno parte di una costellazione interagiscano in  qualche modo.  La relazione che c’è tra queste stelle la abbiamo realizzata noi, attraverso le nostre tradizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’ultima considerazione. Guardate l’immagine qui sotto:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig13.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-420" title="fig13" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig13-1024x575.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quale costellazione rappresenta? In questo caso ho utilizzato un inquinamento luminoso nullo, come quello che avreste nel deserto, ma (e forse più d’uno se n’è accorto) il campo stellare è sempre lo stesso, quello dello Scorpione. Se fate attenzione potete vedere certo le stelle principali, ma perché dovrebbero agire solo quelle più brillanti? Dopo tutto anche le altre, che possiamo vedere solo se c’è molto buio, sono presenti e potrebbero avere un effetto, piccolo ma sufficiente, dato che sono in tante. OK, in effetti si può dire che l’effetto è cumulato nel segno, il segno ha in se tutti gli effetti di tutte le stelle che contiene. D’accordo, ma potreste spiegarmi che differenza trovate con quest’altro campo stellare?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig14.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-421" title="fig14" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig14-1024x575.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La distribuzione è più o meno uniforme, ci sono essenzialmente Un sacco di stelle, piccole e grandi, luminose o fioche, ma senza che vi siano differenze sensibili. Che differenza dovrebbe fare il fatto di guardare un punto del cielo piuttosto che un altro?</p>
<p style="text-align: right;">FINE SECONDA PARTE</p>
<p style="text-align: right;"><a title="Ma le stelle stanno a guardare? (prima parte)" href="http://www.homoweb.it/2012/02/05/ma-le-stelle-stanno-a-guardare-prima-parte/">Leggi la prima parte</a></p>
<p style="text-align: left;">Pietro Cassaro</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Ma le stelle stanno a guardare? (prima parte)</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 14:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La domanda diventa obbligatoria, in questo periodo dell&#8217;anno. A fine anno, infatti,  proliferano rubriche, trasmissioni televisive e radiofoniche, pubblicazioni di ogni tipo, tutte con lo scopo di predire il nostro futuro, attraverso l’astrologia. Qualche giorno fa sono rimasto colpito (e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La domanda diventa obbligatoria, in questo periodo dell&#8217;anno. A fine anno, infatti,  proliferano rubriche, trasmissioni televisive e radiofoniche, pubblicazioni di ogni tipo, tutte con lo scopo di predire il nostro futuro, attraverso l’astrologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa sono rimasto colpito (e affondato…) da una rubrica su Radiodue dall’ironico nome “Minime astrologiche”, che ho scoperto andare in onda ben due volte al giorno, grazie anche al nostro canone. In pratica, una piccola frazione del canone che paghiamo finanzia lo stipendio di un tizio che in tre minuti scarsi comunica come andrà la giornata di questo o di quel segno zodiacale, assegnando a ciascuno dei voti come a scuola. Ma non basta: andando a spulciare il palinsesto di Radiodue, ogni sabato e domenica altri due buontemponi ci rallegrano con un’ora di spensieratezze inerenti l’astrologia e i suoi misteri. Spacciando l’astrologia per scienza. A costo di stufare ho quindi deciso di ribadire ancora una volta quanto viene affermato da anni riguardo la validità delle previsioni astrologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è che ce l’abbia con Radiodue, il mio va considerato un controllo a campione e per caso ho trovato ben due programmi astrologici in una sola emittente. In realtà tutti i mezzi di informazione ne sono intrisi. Come è possibile che in uno dei periodi più secolarizzati, in cui tutti si ritengono fondamentalmente scettici su religione, società, organizzazioni umanitarie, politica, ci possa essere spazio per tanti creduloni?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scienza: questa sconosciuta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei problemi riguarda la definizione di “scienza”. Sì, perché l’astrologia viene oggi presentata come scienza e quindi dobbiamo capire se può rientrare in questa categoria. Come definire la scienza? Ogni disciplina ha un suo modo di vedere al riguardo per cui avvaliamoci di qualche definizione in qualche modo <em>super partes</em>. La Treccani online alla voce “scienza” recita:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Insieme delle discipline fondate essenzialmente sull’osservazione, l’esperienza, il calcolo, o che hanno per oggetto la natura e gli esseri viventi, e che si avvalgono di linguaggi formalizzati.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">In questo modo, l’astrologia ha sicuramente diritto di chiamarsi scienza, visto che è basata su osservazioni ed esperienze, riguarda la natura e gli esseri viventi e si avvale di un linguaggio formalizzato. In questo modo, però, qualunque attività abbia a che fare con l’uomo ha lo stesso diritto di chiamarsi scienza, come il tentativo di portarsi a letto una bella ragazza (sebbene qualcuno si vanti di aver in effetti portato a scienza questa cosa): osservazione, esperienza, natura, esseri viventi, linguaggi formalizzati. No, non è sufficiente, dunque proseguiamo la lettura della voce della Treccani:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Fu concepita inizialmente (principalmente con Galileo) come concezione del sapere alternativa alle conoscenze e alle dottrine tradizionali (relative al modello aristotelico-tolemaico), in quanto sintesi di esperienza e ragione, acquisizione di conoscenze verificabili e da discutere pubblicamente, e quindi libera da ogni principio di autorità.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Adesso ci siamo: concezione di sapere come sintesi di <em>esperienza e ragione</em> mediante conoscenze <em>verificabili</em> e da discutere <em>pubblicamente.</em> E, aggiungo, pubblicamente poter confutare. Ciò non significa che una scienza dica sempre delle cose vere, ma solo che  si possano ritenere vere le affermazioni scientifiche, ottenute mediante ragionamenti ed esperienze, fin quando qualcuno non possa confutarle con analoghi ragionamenti ed esperienze. Per fissare le idee, un esempio è costituito da quanto è successo con i neutrini nei mesi scorsi. Ricordate? Un esperimento che ha luogo al CERN di Ginevra, nel più grande acceleratore di particelle mai costruito finora, il Large Hadron Collider (LHC), produce come sottoprodotto un fascio di <em>neutrini</em>, un tipo di particella molto peculiare che ha la massa più piccola di tutte e che viene prodotta in particolari fenomeni nucleari. Dal CERN il fascio di neutrini viene inviato attraverso la crosta terrestre (sì, i neutrini attraversano la roccia come fosse aria. E niente tunnel, con buona pace della Gelmini!) in direzione dei Laboratori del Gran Sasso per verificare le proprietà di questa particella. Un gruppo di lavoro dei Laboratori del Gran Sasso ha però riscontrato un tempo di volo dei neutrini più basso di circa 60 nanosecondi rispetto a quello che avrebbe impiegato la luce. In pratica, i neutrini impiegherebbero meno tempo della luce per coprire i 730 km dal CERN al Gran Sasso, quindi viaggerebbero a velocità superiore a quella, ritenuta finora insuperabile, della luce. Il condizionale è obbligatorio, visto che una scoperta di tali proporzioni deve essere verificata prima di assumere valore di verità scientifica. Oh, Oh. Ho detto verificata? Sì, perché la verifica è un punto fondamentale della ricerca scientifica. E’ stata data comunicazione del risultato e tutti i laboratori e gli scienziati del mondo possono e devono effettuare esperimenti per verificare, o come si dice nel <em>linguaggio formalizzato</em> della scienza, falsificare tale affermazione. Solo se passa indenne ad un rigoroso procedimento di falsificazione un risultato scientifico può essere considerato tale.</p>
<p style="text-align: justify;">Falsificare un&#8217;affermazione, in questo caso,  non significa produrre un falso ma cercare in tutti i modi di dimostrarne la falsità. Quindi solo quando tutti gli scienziati che vorranno cimentarvisi proveranno l’impossibilità di confutare questa conclusione, potremo dire che è stata superata la velocità della luce.</p>
<p style="text-align: justify;">In modo analogo, le conclusioni tratte dalla “ricerca” astrologica dovrebbe essere vagliata alla luce della sua falsificabilità. Esempio: i nati sotto il segno della Vergine (come me, ad esempio) sono generalmente ritenuti delle persone metodiche, ordinate propense alle discipline scientifiche. La prima verifica da fare è prendere un campione di persone nate sotto questo segno e vedere se il numero di scienziati tra questi è maggiore, minore o uguale a quello riscontrabile in un ugual numero di persone di segni diversi. Se è maggiore ovviamente la tesi è verificata, se è minore sarebbe verificato il contrario, ossia i nati della Vergine sono meno propensi a divenire scienziati, se è uguale la predizione non ha significato, perché il fatto di essere nati sotto quel segno non rileva ai fini della propensione personale. Naturalmente è semplicistico, ma serve per rendere l’idea.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessun astrologo o studioso di astrologia, che io sappia, ha mai fatto una verifica di questo tipo, ed è questo che io contesto, ai fini di definire l’astrologia “scienza”. L’obiezione tipica è che anche le scienze non esatte, come la medicina, sono ritenute scienze, sebbene molte predizioni falliscano. In realtà la medicina ha comunque un certo grado di precisione in tutti quei casi in cui la malattia è conosciuta con sufficiente precisione. In altre parole, gli errori possono derivare da una cattiva conoscenza del fenomeno studiato, dovuta alla sua complessità. Potrebbe essere il caso dell’astrologia, se non la stessero studiando dalla bellezza di più di 2500 anni, per non parlare dei precedenti studi egizi e mesopotamici. Sarebbe ora di mostrare qualche risultato.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, per parte mia, presenterò alcune conclusioni basate sul metodo scientifico. Come tali possono essere smentite in qualunque momento da un ragionamento logico o da un’esperienza che le confuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di che segno sei?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho detto prima di essere del segno della Vergine, perché nato il 14 Settembre di, ahimè, 44 anni fa. Ma sono realmente della Vergine? Come viene stabilito il segno di ognuno?</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna partire dal moto apparente del Sole. Tutti sappiamo che la Terra gira intorno al Sole (questo lo do per verificato..!) ma dalla Terra sembra il Sole a muoversi, quindi facciamo finta che sia lui a spostarsi nei cieli e seguiamolo nel suo moto durante l’anno. Giorno dopo giorno il Sole assume posizioni diverse nel cielo e se noi potessimo vedere le stelle anche durante il giorno, il 13 di agosto ultimo scorso il cielo intorno al sole ci sarebbe apparso così:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-406" title="fig1" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig1-1024x575.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questa immagine è presa da un noto software astronomico che consente di vedere la posizione nel cielo di Sole, Luna, pianeti e stelle ad una certa data ed in un certo posto nel mondo. Il programma si chiama Stellarium ed è facilmente scaricabile ed installabile. Come è facile vedere, il Sole si trova all’inizio della costellazione del Leone. Facciamo scorrere il tempo e vediamo cosa succede:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig2.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-407" title="fig2" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig2-1024x575.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il 29 di agosto ultimo scorso il Sole si trovava al centro della costellazione del Leone, quindi si era spostato di circa 15°. Un particolare importante. Noi vediamo il Sole spostarsi nel cielo di molto durante il giorno, ma se lo vedessimo insieme alle stelle lo vedremmo spostarsi solidalmente ad esse, come se fosse incastonato nel cielo. Il Sole appare muoversi nel cielo per ritornare nella stessa posizione rispetto alle stelle fisse dopo un anno, ossia 365 giorni e sei ore circa.</p>
<p style="text-align: justify;">In un qualunque giorno dell’anno il Sole si troverà quindi in corrispondenza di un segno zodiacale. I segni sono 12 e suddividono tutto il giro che fa il Sole in un anno in settori di 30° ciascuno. In realtà è possibile vedere che in alcuni segni la permanenza è molto più breve, perché il Sole non passa <em>esattamente </em>sui segni ma leggermente spostato, in alcuni casi anche di molto. Il segno nel quale si trova il Sole nel giorno di nascita diviene il segno zodiacale del neonato.</p>
<p style="text-align: justify;">Circa 2100 anni fa, si notò che in corrispondenza di ogni periodo di circa un mese il Sole stazionava in un certo segno: ad esempio a primavera, tra il 20 marzo ed il 20 aprile il Sole si trovava nel segno dell’Ariete e quindi i nascituri assumevano quel segno se nascevano in quell’intervallo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la precessione degli equinozi ci mise lo zampino. Infatti, la Terra, tra i suoi numerosi moti, ha anche quello di precessione, che si può visualizzare se immaginate una trottola. Quando la trottola parte, gira vorticosamente e il suo asse di rotazione resta fermo; quando però comincia a rallentare la forza di gravità comincia a tirare la trottola verso il basso e questa forza si combina alla rotazione residua generando una rotazione molto lenta dell’asse della trottola. Per mostrarla qui ho preso un file dalla pagina di wikipedia relativa alla precessione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per capire cosa succede alla Terra guardiamo quest’altra immagine che mostra due grandi cerchi importanti per l’astronomia, l’equatore celeste, in rosso nella figura qui sotto, e l’eclittica in verde.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-408" title="fig3" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig3.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il primo rappresenta la proiezione nel cielo dell’equatore terrestre, come se dalla Terra il cerchio che individua l’equatore si ingrandisse fino a toccare la “sfera celeste”, una sfera immaginaria in cui si pensavano piantate le stelle fisse. L’eclittica è l’orbita che la Terra descrive attorno al Sole e corrisponde alla traiettoria apparente del Sole sulla sfera celeste: il Sole sembra muoversi durante l’anno tracciando proprio questo grande cerchio nel cielo. Poiché questi cerchi sono entrambi tracciati sulla sfera celeste, essi si intersecano in due punti. Questi punti corrispondono agli <em>equinozi</em>, che sono i giorni dell’anno in cui vi è una uguale suddivisione tra luce e buio. Ora, immaginate l’equatore celeste come fissato alla Terra: se la Terra precede come una trottola, anche l’equatore celeste si sposta con lei e poiché l’eclittica resta ferma si sposteranno i punti di contatto tra i due cerchi massimi, gli equinozi. Potete vedere questo effetto mostrato nel video  qui sotto, realizzato dal planetario di Milano.</p>
<p style="text-align: center;"><code><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Onc9dT_X40A?rel=0" frameborder="0" width="640" height="480"></iframe></code></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Notate come gli equinozi si spostino, ma i mesi dell’anno no. Questo perché a noi uomini serve che a Natale nevichi, che la primavera inizi a fine marzo e che a ferragosto si vada al mare.  Quindi noi aggiustiamo il calendario in modo da correggere questi effetti. Ma nel cielo le cose cambiano: poco più avanti nel video potete vedere che mentre i mesi restano fissi rispetto agli equinozi, perché così vogliamo, lungo l’eclittica i segni zodiacali slittano rispetto agli equinozi stessi. Notate che in corrispondenza di ogni mese vi è il segno che tradizionalmente si associa ad esso. Sull’eclittica sono invece riportati i nomi delle costellazioni, che si trovano effettivamente lungo l’eclittica. Quindi, dopo un certo tempo, mentre il 20 marzo per noi resta sempre il giorno prima all’inizio della primavera astronomica, non è più il primo giorno in cui il Sole entra nell’Ariete. In pratica, le date di inizio e fine segno che vengono indicate in ogni oroscopo non sono più valide da molto tempo.  Andiamo allora a vedere dove si trovava il Sole il 14 settembre del 1967, la mia data di nascita:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig4.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-409" title="fig4" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/02/fig4-1024x575.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Evviva, sono del Leone! Beh, non è che me ne importi molto, in effetti. Provate anche voi ad inserire la vostra data di nascita e vedere in effetti a che segno appartenete. Adesso sorge un problemino: che fine fanno tutte le ciance sulle caratteristiche generali del segno? Ossia che io, come Vergine, sono metodico e scienziato? In effetti riguardo alla scienza corrisponde, di mestiere faccio questo, ma in quanto a metodico e ordinato chiedete a mia moglie! Ma alla fine sono Vergine o Leone?</p>
<p style="text-align: justify;">Ho dato un’occhiata alle spiegazioni date da amanti dell’astrologia e la cosa mi ha sconcertato. Pare infatti che (parole tratte da un sito e delle quali non so dirvi l’autore perché non è riportato) “L’astrologia occidentale non utilizza più lo sfondo delle stelle fisse come punto di riferimento. L’astrologia occidentale moderna usa gli stessi sistemi di riferimento dell’astronomia, divide cioè l’eclittica in segmenti che partono dall’equinozio di primavera. Sebbene questi segmenti abbiano gli stessi nomi delle stelle fisse, la precessione dell’asse terrestre fa in modo che non siano più in linea con le costellazioni omonime.” In altri termini, mentre prima l&#8217;astrologia si basava sull&#8217;effettiva posizione del Sole rispetto alle costellazioni adesso si basa solo sulle date stabilite 2000 anni fa. Vi convince?</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è poi un problema di fondo: l’astronomia non “divide l’eclittica” in un bel niente, visto che non si usano le coordinate eclittiche da un sacco di tempo, a favore di quelle equatoriali, basate cioè sull’equatore celeste e corrette periodicamente per la precessione, e di quelle galattiche, basate sulla posizione degli oggetti astronomici rispetto alla Galassia. Di che stiamo parlando dunque? Ma gli influssi non derivavano dalla posizione del Sole rispetto alle stelle nel momento della nascita? Ed inoltre anche la posizione dei pianeti non risulta corretta rispetto alle stelle, quindi quello che chiamano “tema di natività” è completamente sganciato dalla realtà. Ma allora su cosa è basata l’astrologia?</p>
<p style="text-align: right;">FINE PRIMA PARTE</p>
<p style="text-align: left;">Pietro Cassaro</p>
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		<title>I sopravvissuti: analisi della vita con Auschwitz</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 23:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_402" class="wp-caption alignleft" style="width: 410px"><a title="Bambine Rom ad Auschwitz" href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/01/RomanichildrenAuschwitz.jpg"><img class="size-full wp-image-402" title="RomanichildrenAuschwitz" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/01/RomanichildrenAuschwitz.jpg" alt="Bambine Rom ad Auschwitz" width="400" height="304" /></a><p class="wp-caption-text">Bambine Rom ad Auschwitz</p></div>
<p style="text-align: justify;">La ragione fondamentale per la quale anche quest’anno aderiamo alla celebrazione della giornata della memoria è che noi di homoweb siamo convinti della banalità del male, per richiamare le illuminate parole di Hannh Arendt, e che pertanto la tragedia della deportazione ed uccisione di milioni di ebrei, se pure segna un punto di eclissi dell’Umanità, non è certamente irripetibile. Questo fonda il dovere di ricordare e di trasmettere la memoria in capo alle generazioni future perché, come affermava Primo Levi, capire è impossibile, conoscere è necessario.</p>
<p style="text-align: justify;">Avere memoria significa d’altra parte non dimenticare altresì la persecuzione dei tedeschi dissidenti (dall’apertura del campo di Dachau, nel 1933); degli zingari (discriminati già nel 1935 e deportati dal 1939); dei Testimoni di Geova (perseguitati nel 1933 e internati dal 1935); dei prigionieri di guerra (dall’inizio del 1939); dei partigiani; degli omosessuali (incarcerati e condannati dal 1934); dei portatori di handicap (sterilizzati dal 1933; e sulla base del Programma Eutanasia destinati per primi a essere gassati, nel 1939, in apposite “case di cura”); di parte del clero (dal 1937, allorché Pio XI prese apertamente posizione contro la Germania hitleriana nell’Enciclica Mit Brennender Sorge).</p>
<p style="text-align: justify;">Significa però non dimenticare insieme che solo ebrei e zingari furono vittime di un sistematico sterminio, come conferma e prova la stessa differenziazione degli oltre 10.000 campi creati dai nazisti anche in base a coloro che vi sarebbero stati destinati.</p>
<p align="center"><strong>I sopravvissuti: analisi della vita con Auschwitz</strong></p>
<p align="center">Simposio di psicologia promosso dal Comitato permanente Ondina Peteani</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center">Trieste, Teatro Miela</p>
<p align="center">27 gennaio 2012, h. 15</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">Programma:</p>
<p align="center">ore 15.00-17.00</p>
<p align="center"><strong>- Presentazione</strong>, Walter Gerbino, Preside della Facoltà di Psicologia, Università di Trieste</p>
<p><strong>- Donne, guerra, sradicamento</strong>, Bruna Bianchi, professore associato di Storia delle donne, Università Ca&#8217; Foscari di Venezia.<br />
<strong>- Per noi la guerra non è ancora finita</strong>, Patrizia Romito, professore associato di Psicologia Sociale, e Ljubica Kocova, ricercatore, Università di Trieste<br />
<strong>- Nel tempo, nel corso delle generazion</strong>i, Maurizio De Vanna, Professore Associato di Psichiatria, Università di Trieste</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">ore 17.30:</p>
<p>presentazione (con breve introduzione) del film &#8220;La Forza del Destino – Ondina Peteani, Auschwitz e una vita per la libertà&#8221; &#8211; documentario diretto da Tamara Pastorelli MarcopoloTV realizzato la scorsa estate fra Trieste e Monfalcone, dove si snoda la storia della deportata Auschwitz 81672.</p>
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		<title>Governare il cambiamento dentro la crisi</title>
		<link>http://www.homoweb.it/2012/01/25/governare-il-cambiamento-dentro-la-crisi/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 19:16:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi Homoweb]]></category>
		<category><![CDATA[ACLI]]></category>
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		<category><![CDATA[comune di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
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		<category><![CDATA[Padre Gianni Notari]]></category>
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		<description><![CDATA[Al “Crocifisso dei miracoli” di Catania  incontro sul tema  Governare il cambiamento dentro la crisi . Giovedì 26 gennaio 2012, alle 20.30, presso il salone “Pedro Arrupe” in via Enrico Pantano 42 Ancora tanta incertezza per il futuro. Un’incertezza che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/01/crisi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-398" title="crisi" src="http://www.homoweb.it/wp-content/uploads/2012/01/crisi.jpg" alt="" width="372" height="280" /></a>Al “Crocifisso dei miracoli” di Catania  incontro sul tema  <strong><em>Governare il cambiamento dentro la crisi</em></strong><strong> .</strong></p>
<p><strong>Giovedì 26 gennaio 2012, alle 20.30</strong>, presso il salone “Pedro Arrupe” in via Enrico Pantano 42</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ancora tanta incertezza per il futuro. Un’incertezza che pesa <span id="more-397"></span>come un macigno su tutti noi, soprattutto sui meno fortunati della società. Si pagherà l’ingordigia della finanza che con le speculazioni tiene in scacco il nostro Paese. Si paga un modo inadeguato di amministrare le risorse pubbliche. Si paga lo smantellamento dello Stato sociale, sempre più debole. La manovra correttiva dei conti pubblici del governo Monti ha sottratto risorse agli Enti locali e ai Comuni che non potranno fare fronte a molti servizi ai cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi che viviamo riguarda tutti noi; diventa urgente comprenderla e governarla. Non si può rimanere inerti. Cerchiamo di capire cosa fare. Il primo passo è un cambiamento antropologico e culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’incontro sarà animato da P. Gianni Notari, parroco, docente di Antropologia culturale presso la Facoltà Teologica di Sicilia e di Sociologia dei processi culturali presso la LUMSA di Palermo.</p>
<p>Una sfida che la nostra società sta affrontando è legata alla nascita di una nuova cultura civica e delle pratiche partecipative che ad essa possono fare riferimento. La sfida risiede nella possibilità di superare alcune inerzie diffuse nel contesto sociale e riuscire a generare un mutamento nelle mentalità, affinché il particolarismo “familista” si trasformi in una nuova cultura del bene comune e del rispetto della “cosa pubblica”.<br />
La cura per il bene comune, in particolare, dovrebbe essere una priorità per ogni catanese. Ciò non solo in forza di una spinta etica verso una comunità migliore ma anche perché ci conviene; conviene ad ognuno di noi investirsi per godere dei benefici di servizi ben funzionanti, di strutture adeguate, di una più vantaggiosa qualità della vita, di uno sviluppo economico capace di generare futuro e non precarietà.</p>
<p style="text-align: justify;">
Il “Prezioso Avanzo”, le ACLI catanesi, LIBERA, <strong>Homoweb</strong>, il Centro Astalli, l’Associazione dei commercianti di via Umberto “Fuori le mura” e l&#8217;ACP (Associazione Condomini Proprietari immobiliari), oltre a promuovere questo incontro, vogliono attivarsi per far crescere questa prospettiva nel tessuto vitale della società catanese.</p>
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