INTRODUZIONE: PERCHE’ IL PROJECT FINANCING

Da parecchi anni si parla ormai di project financing. Ma finalmente da alcuni mesi se ne parla anche in relazione agli investimenti nella città di Catania, così come in tante altre città del Sud del paese.

“20 nuovi parcheggi sorgeranno nella nostra città”, “Nodo inter-portale anche a Catania”, “si allunga il lungomare; la ferrovia sarà sotterranea”; questi i titolo di alcuni quotidiani in tempi recenti.
E tutto ciò si potrà fare grazie al project financing (d’ora in poi denominato anche PF in questo scritto).Ma che cos’è Il PF ? E, soprattutto, che cos’è dal punto di vista economico?
In questo breve lavoro cercheremo di analizzare il project financing inteso come uno strumento innovativo di finanziamento delle opere pubbliche.
Il PF mira ad assicurare la copertura finanziaria di grandi investimenti puntando sulla capacità del progetto di generare reddito e sulla sua corretta gestione.[1]
In tal modo, progetti altrimenti irrealizzabili, a causa di vincoli posti dalla spesa pubblica, potranno essere portati a termine.
Quali quindi gli elementi innovativi caratterizzanti il PF?
– L’investimento deve essere ripagato; deve presentare quindi una sua economicità. Per ciò, esso viene “dosato” in un’ottica imprenditoriale, tentando di effettuare il minimo investimento per conseguire il massimo risultato.
– Il progetto deve contenere in sé una ‘ragione di mercato’ e una competitività tale da fare prevedere un certo grado di successo.
– Nell’ambito dell’analisi dell’utilità e della competitività del servizio ha un ruolo centrale la previsione della domanda futura del prodotto-servizio che s’intende offrire.
– Il rapporto pubblico-privato viene sintetizzato in una logica contrattuale, addossando su ciascuno una parte di responsabilità.
– La necessità di ragionare e pianificare in un’ottica di lungo termine impone a tutti i soggetti partecipanti al progetto (e soprattutto alle banche) di non focalizzare l’attenzione esclusivamente sulle garanzie ma sul reddito prevedibile derivante dal progetto.
– L’investimento, oltre ad essere programmato in modo rigoroso, deve anche essere gestito in maniera professionale ed efficiente. Conseguentemente, l’attenzione si sposta anche sul fattore tempo. Un prodotto quanto più si presenta attuale tanto più elevata sarà la sua utilità per la collettività.
– La possibilità di impiegare i finanziamenti in un progetto anche se il promotore non dispone di una rilevante capacità di indebitamento;
– La necessità di applicare lo schema del P.F. ad un solo e specifico progetto e la costituzione di un’unità economica a sé stante, al fine di realizzarlo,;
– L’indebitamento che si viene a creare per realizzare il progetto compare solo nel bilancio della nuova società appositamente costituita e non in quello degli sponsor, dei promotori o degli azionisti;
– Il progetto viene giudicato finanziabile unicamente in base alla capacità che ha di generare flussi di cassa sufficienti per ripagare il servizio di debito;
– Il garanzie sono costituite esclusivamente da accordi contrattuali stipulati tra i vari soggetti partecipanti al processo organizzativo, ma soprattutto dal valore delle attività finanziate;
– Il diritto di rivalsa nei confronti degli sponsor viene limitato il più possibile.
– Le tecnologie, preferibilmente, dovranno essere conosciute e già utilizzate su debita scala per evitare eccessivi ritardi e aumenti dei costo nella fase di costruzione;
– Il settore economico in cui si vuole operare non deve essere eccessivamente ciclico;
– Un contesto giuridico certo e chiaro quadro regolamentare di riferimento;
– La possibilità di isolare i flussi finanziari e di identificazione e ripartizione dei rischi connessi;
– Chiara identificazione dei promotori e consolidata esperienza ed affidabilità degli stessi;
– Un’adeguata remunerazione del capitale investito (connessa quindi alla durata della concessione).
– Schemi di contatti commerciali “chiusi” di lungo periodo che consentano la stabilizzazione die flussi di cassa e gli adeguamenti tariffari nel minimo dettaglio.
Nel nostro paese se il PF stenta a decollare è perché la spesa pubblica viene gestita con metodi poco aggiornati e le amministrazioni centrali e locali non riescono a sganciarsi dai vecchi schemi di finanziamento (e, probabilmente, in parte non lo vogliono).
Le ragioni del mercato e dell’economicità sono rimaste imprigionate in una rete di leggi e regolamenti disorganici che non fanno altro che ostacolare lo sviluppo del PF.
Quali sono stati finora i modelli di finanziamento prevalentemente usati dal nostro paese?[3]
I fondi statali, principalmente per le opere pubbliche a livello nazionale; i crediti concessi da intermediari internazionali o in seguito ad accordi intergovernativi per finanziare progetti internazionali; infine, il credito bancario per progetti, in linea di massima, privati.
Il grave stato dell’indebitamento pubblico ha causato l’insufficienza di questi canali di finanziamento; ciò ha costretto le amministrazioni di casa nostra a guardare, da un paio d’anni, con una certa attenzione a quelle tecniche e quegli strumenti che all’estero avevano già riscontrato successo e che nel nostro paese erano ignorati sia per la mancata propensione da parte delle nostre banche ad usarli sia per una carenza di normativa.
Tra questi strumenti, appunto, il PF costituisce una tecnica che viene vista con favore da finanziatori ed investitori privati a motivo della redditività delle iniziative da intraprendere e della capacità delle stesse di generare flussi di cassa che ripaghino il sevizio di credito, a prescindere delle capacità di indebitamento dei promotori.[4]
L’analisi di questi strumenti finanziari e la presentazione di questi modelli non vogliono però essere fine a sé stessi, ma devono servire a configurare una nuova impostazione delle politiche di investimento nelle aree meno sviluppate sia dell’U.E. sia del nostro paese.
In queste aree, nel decennio degli anni ottanta, gli investimenti pubblici sono diminuiti sostanzialmente dal 10% al 7% del Pil; allo stesso tempo si è registrato un ‘incremento medio degli investimenti privati dal 10% al 13% del valore del Pil.[5]
Tale tendenza si è accentuata a partire dagli anni novanta .
Europa, Gran Bretagna e Francia sono i paesi che hanno fatto maggiormente ricorso all’intervento privato nella realizzazione di opere pubbliche.
In Italia e, soprattutto, nel Mezzogiorno, fin dagli anni cinquanta lo Stato, attraverso il Ministero delle Partecipazioni Statali, tutto il sistema delle imprese pubbliche (Iri, Eni, ecc..) e una politica di sostegno delle iniziative private, ha largamente finanziato lo sviluppo delle aree arretrate.[6]
Con l’istituzione dell’Unione Europea, ai paesi membri è stata imposta un’idea di “Stato minimo” e, quindi, il passaggio da uno “Stato imprenditore” ad uno “Stato regolatore”.
Da un paio di anni nello scenario della competizione internazionale, accanto agli Stati Uniti e ad alcuni paesi asiatici, si trova anche l’Unione Europea che deve però fare i conti con i problemi delle aree depresse dei paesi membri. Molti stati dell’UE hanno già cominciato a fare uso dei fondi strutturali.
Con la diffusione del PF in Europa, anche il nostro paese sta cercando di cambiare i meccanismi del tradizionale investimento pubblico, soprattutto per rilanciare quelle aree, come il Mezzogiorno, che soffrono per una arretratezza economica.
L’Italia, infatti, vede il rallentamento dell’economia di alcune regioni meridionali, già in difficoltà. Una delle cause principali è la grave carenza di infrastrutture e una minima presenza dell’investimento privato.
Una possibile via d’uscita sarebbe dunque quella di puntare sull’attrattiva di questi territori per gli investimenti esterni, ed in genere per stimolare il capitale privato, riguardo alle opere infrastrutturali. In queste zone, tra l’altro, poiché il livello di dotazione infrastrutturale è in partenza basso, la produttività dell’investimento in una infrastruttura sarebbe elevata.
Nonostante la precaria situazione delle infrastrutture, tuttavia, dal 1999 in poi, emergono alcuni segnali positivi da cui si può risalire per avviare una nuova fase di sviluppo economico: un’espansione, in quasi tutte le regioni del Sud, del settore degli investimenti, un aumento della domanda di credito e una diminuzione delle sofferenze bancarie, una diminuzione della criminalità organizzata e della microcriminalità, un minore condizionamento della politica sull’economia.[7]
Con la legge Merloni-ter il nostro Mezzogiorno ha la possibilità di intraprendere questa fase di ripresa e di tentare di realizzare una nuova fase industrializzazione.
Il PF è uno strumento molto efficace per conseguire i suddetti risultati in quanto realizza una separazione tra l’impresa ed il progetto d’investimento, riducendo sia i rischi di credito, incoraggiando il finanziamento bancario, sia il rischio ‘politico’, attraverso un’analisi preventiva.
Pertanto, metteremo in evidenza, in questo nostro scritto, proprio il ruolo che il PF potrà avere in un nuovo contesto politico e legislativo.

Francesco Ferlito

[1] Ternau W., Project Financing, aspetti economici, giuridici, finanziari, fiscali e contrattuali, FrancoAngeli, Milano, 1996.
Imperatori G., Il Project financing, una tecnica, una cultura, una politica, Il sole 24 ore libri, Milano 1995.
[3] Cohen R., Comito V., Dal Prato L., La gestione finanziaria dei progetti – dal contract financing al project financing, Guerini, Mialno, 1995.
[4] Florio M., La valutazione degli investimenti pubblici, Il Mulino, Bologna, 1991.
[5] Reviglio F., Come siamo entrati in Europa, Utet libreria, Torino, 1998.
[6] Parrillo F., Le nuove prospettive di sviluppo economico del Mezzogiorno, Università di Messina, Edizioni Antonio Sfameni, Messina, 1988.
Busetta P., Lo sviluppo del Sud e i “territori ad incremento rapido”, in “Aggiornamenti sociali”, 2000. N.7-8, vol.51.

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